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«Io voto Bonaccini, ma al Pd manca il progetto»

«Io voto Bonaccini, ma al Pd manca il progetto»

Tagliani interviene sulle regionali e presenta anche l’antidoto alle spese pazze «Ricordare ogni giorno che quelli che spendiamo sono sempre soldi dei cittadini»

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Le spese più o meno pazze dei consiglieri regionali - al di là dei loro esiti giudiziari - hanno lasciato un segno nell’elettorato del Pd. La questione è stata affrontata da diversi intervenuti all’assemblea comunale del Pd che ieri mattina si è riunita alla festa dell’Unità di Pontelagoscuro per parlare delle candidature alle regionali. Le fila dei vari discorsi le ha tirate Tiziano Tagliani, che è stato l’ultimo a parlare. Sentenze della giustizia amministrativa hanno stabilito che le spese non erano “pazze”, ma giustificate dai regolamenti, quasi insindacabili. Per Tagliani, però, non può essere sufficiente, sul piano politico, trincerarsi dietro le regole che la Regione o qualsiasi altra pubblica istituzione stabilisce: «Bisogna partire dall’idea che i soldi che spendiamo sono sempre soldi dei cittadini. Dobbiamo ricordarcelo ogni giorno. Se ogni volta che affrontiamo una spesa pensiamo che sono soldi di una famiglia che fatica ad arrivare alla fine del mese, allora state sicuri che faremo bene». Dall’etica alla politica pura il passo è stato breve. Le difficoltà e gli impacci incontrati dal Pd in questa lunga estate piovosa - ragione per cui la festa di Ponte è stata allungata fino a domani - secondo Tagliani hanno una causa originaria: le dimissioni di Errani e le conseguenti elezioni anticipate. Il sindaco non ha messo in discussione la decisione presa da Errani dopo l’avversa sentenza in Appello. Ma non ha nascosto quanto siano state deleterie le conseguenze: «Dovevamo individuare i migliori candidati» legandoli a «un nuovo progetto di governo della Regione» ma il «Pd non è stato in grado e nelle condizioni di farlo. Le primarie non risolvono i problemi se non c’è prima un’elaborazione politica». En passant ha accennato anche al fatto di aver inviato una ventina di sms a Delrio durante l’estate. Ha parlato del tentativo di trovare la quadra attorno al sindaco di Imola Daniele Manca e di Bonaccini che coscienziosamente era rimasto un passo indietro.

Ora per Tagliani il dilemma Bonaccini-Balzani non esiste, nel senso che il 28 settembre voterà senz’altro Bonaccini. Che però «ha bisogno del partito» non tanto per vincere le primarie e le elezioni, ma «perché ha bisogno di un Pd che lo aiuti a definire un progetto di governo». Balzani non fa al caso perché è uno che si «muove contro». Cosa significhi quel «contro» non l’ha detto, ma la chiave sta nella riflessione che il sindaco ha dedicato al Pd ferrarese e non: «Siamo così forti che possiamo permetterci anche una, due e forse anche tre minoranze. Ma non possiamo permetterci anche di essere l’opposizione al Pd». La frase è stata pronunciata nel bel mezzo di una riflessione dedicata alla gestione dei servizi pubblici locali, che costituiscono terreno di battaglia fra territori per gli interessi e gli equilibri di potere coagulati attorno alle varie aziende che rispondono a Hera, Soelia, Cvm, Cadf, Area...

Un partito di governo qual è il Pd ha un dovere secondo Tagliani: «Affrontare il tema, fare la mediazione politica e trovare la sintesi». È un faccenda che scotta e Tagliani non vuole bruciarsi quando a breve sarà anche il presidente della Provincia. Ha fatto balenare anche una minaccia: «Altrimenti dopo sei mesi mi dimetto».

I molti intervenuti hanno espresso un parere sulle 5 autocandidature. Come era prevedibile i più gettonati sono stati Paolo Calvano, Marcella Zappaterra, Irene Tagliani e Eric Zaghini; l’outsider Michele Rubbini - che si è presentato all’incontro - ha avuto apprezzamenti, ma la scarsa notorietà nel partito non gli sta giovando.

Marcello Pradarelli

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