La Nuova Ferrara

Ferrara

FERRARA

Se la banca è una città proibita

di Stefano Scansani
Il palazzo sede Carife
◗
Il palazzo sede Carife

Il commento domenicale del direttore della Nuova Ferrara sulla vicenda Carife

3 MINUTI DI LETTURA





Fort Knox: fortezza (in Kentucky, a sud di Louisville e nord di Elizabethtown) dove è custodita la più grande quantità di oro del mondo. Città Proibita: quartiere-monumento di Pechino, l’aggettivo deriva dal fatto che nessuno poteva entrare nella fortezza imperiale.

di STEFANO SCANSANI
E pensare che una volta la Carife era il Fort Knox dei ferraresi e oggi è invece la Città Proibita di corso Giovecca. Commissariata da sedici mesi dalla Banca d’Italia, dello stato di salute e delle prospettive della Cassa nessuno sa niente e dice niente. Le sole cose evidenti sono il trattamento che è stato riservato all’istituto: non ha eguali in colossi nazionali quali Mps o Carige che pure hanno tremato in grande; la terapia che sta riportando a peso o sottopeso i conti che non vengono esibiti; il futuro che ha visto nell’immediato l’unico interesse all’acquisto da parte dell'ardita Banca Popolare di Vicenza. Di altri pretendenti neanche l’ombra. Il rigore senza voce che contraddistingue lo stile della Banca d’Italia è plumbeo. Ancora di più in questa parte d’Italia bassa, pacata, meditante e quindi - purtroppo - non reattiva quando occorre. Si plachino gli arrabbiati e gli insorti della piazza e degli uffici. Il fatto che correntisti, azionisti e clienti abbiano un diavolo per capello e un maledetto brontolio di pancia non scompone i commissari, che assolvono il loro mandato clinico. E che solo loro conoscono.

Anch’io nella notte fra mercoledì e giovedì sulla home banking ho visto quel valore zero assegnato dallo schermo frigido del pc al titolo azionario della Carife. Qualche ora più tardi i vertici dell'istituto hanno comunicato spartanamente il blocco delle contrattazioni.
Tanta abbondanza di spiegazioni deprime la gentile clientela e comprime la veneranda Cassa. Aggiungo una mia personale sensazione: incappare per caso in quello zero è stato come intravedere un congiunto malatissimo dalla porta semichiusa della invalicabile terapia intensiva.
Qualcuno ha maldestramente lasciato l’uscio socchiuso e, per amore o per forza, con il fare dell’alba i terapeuti hanno dovuto spiegare con un bollettino lo stato del (molto) paziente ferrarese.
Per chi ha avuto la ventura di incespicare in quello zero è stato come avvertire il drammatico-vitale bip bip bip biiiiiip che fa da colonna sonora a Grey's Anatomy, ER Medici in Prima Linea, o al Dottor House.
Tutti dicono la loro insoddisfazione e il loro pessimismo quando sono reduci da un incontro tentato o realizzato con i commissari: gli uomini che guidano la Fondazione Carife, il funzionariato autoctono, i sindacati interni che ora tentano una coesione, le organizzazioni degli azionisti, pure gli impiegati che stando agli sportelli debbono rispondere agli interrogati dei clienti, non so che cosa.
 

La Città Proibita di corso Giovecca vive una sua vita impenetrabile, pur essendo stata centro cardiaco del territorio. Oggi la Nuova pubblica una lettera nella quale il signor Pietro Zappaterra segnala il suo punto di vista sullo stato dei fatti, uno storico e quell’altro in divenire: “progressivo e occulto degrado” e quindi “nel concreto pagano solo gli azionisti e poi i lavoratori”. È proprio in queste circostanze, nelle quali i cittadini con i loro risparmi e investimenti azionari non sentono provenire una sillaba o un conto dalla città proibita, hanno senso le loro rappresentanze. Che sono le istituzioni, gli enti locali, la Camera di commercio, le organizzazioni di categoria e imprenditoriali, anche i parlamentari. Fanno qualcosa? Il tempo che trascorre produce degli strani effetti come l’estinzione della memoria. Carife c’è ancora?

s.scansani@lanuovaferrara.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google