La Nuova Ferrara

Ferrara

«Io sarei un aristocratico? Balzani lo chieda a Renzi»

di Marcello Pradarelli
«Io sarei un aristocratico? Balzani lo chieda a Renzi»

L’indagine per peculato: «Ho fiducia nei giudici, così come nella mia onestà» Le promesse: «Patto del lavoro in 100 giorni, zero burocrazia in due anni»

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Dopo il pranzo alla festa Pd di Pontelagoscuro a base di cappellacci e salamina, Stefano Bonaccini ha fatto visita alla redazione della Nuova - accompagnato da Paolo Calvano - e ha risposto ad alcune domande.

Patrizio Bianchi si è ritirato dalle primarie e dopo un colloquio con lei è diventato il coordinatore del suo programma di candidato alla presidenza della Regione. Qual è il terreno di scambio, la riconferma di Bianchi come assessore regionale?

Non abbiamo parlato di scambi, con la sua esperienza Bianchi può aspirare a qualsiasi incarico di rilievo regionale, nazionale ed europeo. Ricordo che Bianchi ha sempre detto che non si sarebbe candidato se mi candidavo io. A proposito di programma, con Bianchi abbiamo messo a punto tre progetti da presentare a Bruxelles. Uno riguarda il risanamento ambientale di Danubio-Reno-Po, il secondo l’economia delle Acque della dorsale marittima Adriatico-Ionica con tutto ciò che attiene al Porto di Ravenna e alla nostra pesca; il terzo la nascita di un hub universitario della ricerca a Bologna. Se sarò presidente un assessorato si occuperà proprio dei fondi europei.

Sa che Balzani, il suo sfidante alle primarie, andrà a Cona a presentare un libro bianco per denunciare le carenze della nostra sanità?

Bisognerebbe partire dalla consapevolezza che la sanità di questa Regione, per qualità e prestazioni, è da anni ai primi posti in Italia e in Europa. Per l’Emilia Romagna il problema vero è assicurarsi con il governo che non ci saranno tagli ai trasferimenti, anche perchè da noi i soldi non si sprecano, si spendono bene. Un processo di razionalizzazione è necessario ma non comporterà altre chiusure di ospedali perché negli ultimi vent’anni le abbiamo già fatte. Una questione da affrontare sono le liste d’attesa per certe prestazioni.

Lo dicono tutti, qual è la sua ricetta?

L’avanzo di bilancio che avremo a fine anno, indice per altro di buon governo della Regione, lo destinerò a stabilizzare un po’ di precari e a migliorare l’offerta, ad esempio tenendo aperte alcune strutture sanitarie di sabato e domenica. Ci tengo a dire che con Bonaccini presidente il Fondo per la non autosufficienza (mezzo miliardo) non diminuirà di un centesimo, non ci dormirei la notte sapendo che stiamo privando dell’assistenza un bambino o un anziano costretti su una carrozzella».

Da questa vicenda dell’inchiesta “spese pazze”, al di là di quelli che saranno gli esiti, lei ha ricavato qualche insegnamento?

Non ho mai ricevuto l’avviso di garanzia. Ho saputo di essere indagato il giorno in cui ho presentato le firme per le primarie in quanto il mio avvocato ha fatto un accesso agli atti.

C’è chi ha parlato di giustizia a orologeria. Concorda?

No, non credo nei complotti. Ho spiegato e motivato ai magistrati che quei circa 200 euro al mese di rimborsi sono tutti esclusivamente legati alla mia attività di consigliere regionale. Ho piena fiducia nella magistratura, così come ho piena fiducia nella mia onestà. Renzi e tanti altri mi hanno chiesto di non lasciare perché evidentemente sono convinti della mia onestà, onestà che per me è la precondizione all’impegno politico. Io, da consigliere regionale, ho rinunciato al vitalizio (cioè a 1000-1200 euro mensili dopo i 60 anni) perché lo ritenevo giusto. In Emilia Romagna abbiamo anche progressivamente ridotto le indennità dei consiglieri di circa il 30% , decisione che è stata portata come esempio da Mario Monti quando era premier. Con il nuovo regolamento le possibilità di rimborso sono state ridotte al minimo.

Balzani la addita come un appartenente all’aristocrazia politica, uno dell’apparato. Quanto le pesa questa critica?

Sono stato eletto segretario regionale del Pd con il voto di 200 mila cittadini, il doppio degli abitanti di Forlì. A Campogalliano e a Modena sono stato eletto sempre con moltissime preferenze. Renzi, il Rottamatore per eccellenza, mi ha voluto nella sua segreteria come responsabile degli enti locali e ora voleva che facessi il responsabile dell’organizzazione del Pd, che è il più grande partito d’Europa, mica bruscolini. Forse per Renzi non sono un esponente dell’aristocrazia, ma uno che conosce bene il territorio, a cominciare dall’Emilia Romagna.

Il sindaco Tagliani voterà Bonaccini, ma non è entusiasta della situazione, sostiene che il modo come si è arrivati alle elezioni anticipate ha impedito di elaborare una vera linea politica per la nuova Regione.

Intanto ringrazio Tagliani , i tanti sindaci ferraresi e i duecento sindaci dell’Emilia Romagna per il loro sostegno, chissà se anche loro, che sono stati eletti direttamente dai cittadini, sono aristocratici e membri dell’apparato? La riforma del titolo quinto della Costituzione renderà ancora più necessario il raccordo tra Regione e sindaci. Io immagino una Regione con 5 aree vaste: Bologna, Romagna, Ferrara, Modena-Reggio, Parma-Piacenza...

Ferrara da sola? Non rischia di essere schiacciata? Già si teme il peggio per sanità e università.

Non lo sarà. Ferrara ha la vocazione per rapportarsi con la Romagna (turismo) e con Bologna (infrastrutture). Penso a una Regione che compete con i territori più avanzati dell’Europa e del mondo. Il nostro policentrismo non deve esaltare le differenze, ma le integrazioni. Se integriamo le nostre eccellenze nessuno resta tagliato fuori e l’Emilia Romagna non la batte nessuno. Nei prossimi anni avremo 2,4 milairdi di fondi europei, di cui oltre uno per l’agroindustria: credo che Ferrara potrà dire qualcosa in merito.

La Cispadana?

Si deve fare e si farà. Si devono fare anche gli ultimi 7 km della statale 16. Ne ho parlato con il viceministro dei Trasporti Nencini che si è impegnato.

Sull’articolo 18 lei da che parta sta?

Sto dalla parte di un Jobs act che preveda un contratto unico a tutele crescenti. Questa sì sarebbe una novità assoluta, oggi abbiamo tantissimi lavoratori e tantissimi giovani che non hanno tutele.

Vede rosa o vede nero?

Non mi rassegno all’idea che mia figlia debba avere meno opportunità, meno lavoro, meno benessere di quanto abbia avuto io e la mia generazione. La priorità è il lavoro: nei miei primi 100 giorni verrà scritto il Patto per il Lavoro insieme alle imprese e ai sindacati. Prometto a chi investe di togliere di mezzo la burocrazia che soffoca imprese e amministratori e a volte opprime più delle tasse.

Cento giorni?

Per fare le cose fatte bene servono due anni.