«Grazie a tutti, ora non sfasciatemi i conti»
«Impegnarsi in politica è prima di tutto un atto d’amore». Applausi da tutto il Consiglio
Niente lacrime stavolta, ma occhi lucidi sì. Il discorso di commiato di Luigi Marattin - un manifesto di quello che egli intende per politica, costellato di riferimenti personali - è stato salutato dall’applauso dell’intero consiglio comunale e del pubblico. Un tributo che gli ha fatto abbassare gli occhi e gli avrà anche dato la giusta carica per la sfida che l’attende: da oggi sarà a Palazzo Chigi nello «staff di consiglieri economici alle dirette dipendenze» di Renzi. Ha ricordato l’esordio di 10 anni fa in consiglio comunale. «L’allora capogruppo Maurizio Buriani ebbe il coraggio di affidare a uno sconosciuto neoeletto di 25 anni l’intervento sulla fusione Agea-Hera». Ha ricordato Mauro Cavallini, che gli si sedeva accanto nella speranza che bastasse la vicinanza del segretario dei Ds per mettere in riga «quel ragazzino presuntuoso» che finiva poi per votare lo stesso in difformità dal gruppo. «Ma non mi rimproverò mai e poi mi chiese di entrare nella sua segreteria». Ora il ribella ha «imparato a lavorare in squadra». Grazie anche alla fiducia di Tagliani che 5 anni fa «ha affidato la responsabilità delle finanze pubbliche a un ragazzo non particolarmente amato dai tradizionali settori politico-culturali di riferimento del centrosinistra, mentre oggi...», pausa teatrale, seguita da risate. Hanno avuto citazioni Roberto Soffritti («non ho seguito il suo consiglio “sii più morbido, impara a far politica”), Alberto Ronchi («contestò un mio intervento a favore della meritocrazia»), Alberto Balboni per una sgridata fuori luogo, Alex De Anna e Luca Cimarelli, con cui ha battagliato fin dai tempi del liceo, «ma sempre nel reciproco rispetto». Poi il messaggio: «Tutti voi mi avete insegnato che chiunque dedichi un po’ del suo tempo all’attività politica merita rispetto perchè lo sottrae alla propria sfera personale. Un rispetto che può certamente perdere se utilizza male questo tempo. Ma credo che la sciagurata ondata di demagogia che pare montare nel nostro Paese abbia fatto dimenticare che impegnarsi in un’istituzione pubblica per dare il proprio contributo è prima di tutto un atto di amore e di generosità. Grazie a tutti». Con una raccomandazione finale: «Ci si mette anni a risanare, bastano pochi minuti per sfasciare di nuovo». (m.p.)
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