La storia appassiona e richiama turisti
COMACCHIO. “Padusa Romana – due giorni nell’antica Roma” ha tracciato il solco della storia, ma anche della destagionalizzazione voluta per richiamare presenze al di fuori della stagione balneare. La...
COMACCHIO. “Padusa Romana – due giorni nell’antica Roma” ha tracciato il solco della storia, ma anche della destagionalizzazione voluta per richiamare presenze al di fuori della stagione balneare. La seconda giornata di rievocazioni storiche con i soldati romani della Legio I italica ha richiamato un numero maggiore di visitatori rispetto a quella di sabato, che si sono riversati anche nel museo del carico della nave romana e nei locali del centro storico. Il campo militare allestito a Palazzo Bellini con il saluto dell’aquila imperiale, attività didattiche e dimostrazioni è stato solo uno dei punti di riferimento della manifestazione, perché la piazzetta Trepponti, sin dal primo pomeriggio, ha dato spettacolo con la rappresentazione di una scena all’interno di una taverna (antica pescheria seicentesca) con gioco d’azzardo ai dadi, denuncia, inseguimento e processo pubblico. Lungo le vie della cittadina lagunare è calata l’atmosfera dei combattimenti a terra degli invincibili legionari romani, che marciando al ritmo delle suole chiodate delle caligae hanno procurato a tutti forti suggestioni. Durante una tappa un soldato romano ha mostrato, oltre all’equipaggiamento militare formato dal glaudium, dallo scudo e dalla lorica harmata, anche da indumenti per il cambio, da frutta e carne secca, dallo strigile, un attrezzo necessario per rimuovere gli ungenti e l’olio impiegato per lavarsi, non essendo ancora stato inventato il sapone. Un angolo di sicuro interesse è stato anche quello del cuoco con i prodotti dell’alimentazione romana (civile e militare). 200 erano i tipi di verdura conosciuti, ma la verza l’aglio e la cipolla erano i più in voga, più per le proprietà terapeutiche, per non parlare del garum, estratto di pesce messo a macerare sotto sale per mesi e impiegato come condimento più pregiato dell’olio di oliva. I romani facevano largo uso dell’arsenico, del mercurio e del piombo, pigmenti ad elevata tossicità, impiegati per colorare i tessuti e nei complotti di potere, frequenti nell’antichità. «La stessa Giulia, figlia di Ottaviano – ha ricordato l’archeologo Mario Cesarano – sembra che fosse alle prese con un complotto per avvelenare Augusto e per questo venne esiliata». (k.r.)
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