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Lui corrotto, accusa di falso i corruttori

di Daniele Predieri
Lui corrotto, accusa di falso i corruttori

Tangenti in Comune. Ivan Passerini denuncia 5 geometri privati per calunnia: pagavano e non erano vittime di ricatti

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Dopo essere stato condannato perchè corrotto, ora denuncia i suoi corruttori: Ivan Passerini, ex geometra dello Sportello Unico Edilizia del Comune di Ferrara, al centro di un processo che lo ha portato alla condanna di 3 anni e mezzo per corruzione e non per concussione, ha presentato 5 denunce contro geometri e tecnici che lo avevano accusato di averli ricattati. E’ questo l’ultimo atto di una inchiesta che negli ultimi anni ha appannato l’immagine dei servizi pubblici: furono tre, Gianni Gardenghi, Filippo Turatti e Passerini, i dipendenti del Comune di Ferrara coinvolti, processati e condannati per il caso Mazzettopoli.

I nuovi atti sono stati depositati dal legale di Passerini, Massimo Bissi, alla procura cittadina affinchè indaghi per calunnia, falsa testimonianza e false dichiarazioni al pm nei confronti di 5 geometri e tecnici privati che pagarono Passerini: sono i geometri Andrea Zucchini, Moreno Ravani, Elena Finetti, Gianni Caleffi ed Elena Domenicali, socia della High Tech Project. Del resto lo avevano detto - e scritto nella motivazione - i giudici del processo Mazzettopoli che i tecnici privati, «erano sedicenti persone offese che con le loro dichiarazioni hanno alterato la realtà dei fatti». Secondo il tribunale di Ferrara che condannò Passerini, i geometri che presentavano la richiesta di pratiche edilizie al suo ufficio ed erano facilitati nell’accettazione di queste in cambio di soldi, dissero il falso sul conto di Passerini «allo scopo evidente - scrissero i giudici - di celare le proprie responsabilità in merito ai fatti (le mazzette,ndr) rivendicando per sè il ruolo di vittime e addossando a Passerini l’intera colpa».

La colpa costò a Passerini la condanna a 3 anni e mezzo, non per concussione, ma per corruzione: non era lui a ricattare ma i geometri a corromperlo, pagandolo per favorire la procedura delle pratiche. Ora Passerini e il suo legale forti delle parole dei giudici e di altri sviluppi dell’inchiesta di Mazzettopoli (un processo parallelo a carico dei geometri privati per corruzione) denuncia chi lo accusò. Coloro che testimoniarono, nelle indagini e al processo, in modo falso. Del resto, l’inchiesta sulle mazzette all’ufficio dello Sportello Unico per l’edilizia (vecchia gestione, i fatti sono del lontano 2004 e l’inchiesta tra il 2007 e il 2008 portò una rivoluzione nell’ufficio in questione) aveva sempre suscitato dubbi: come era possibile che nessuno dei geometri che si ritenevano vittime di ricatti - decine e decine a Ferrara - non avessero mai denunciato chi li ricattava? La risposta è nella sentenza del tribunale che ha riconosciuto il ruolo di corruttori e non di vittime di questi geometri privati. Negli atti di Passerini viene citata a lungo la sentenza del tribunale. «Il collegio giudicante - scrivono Passerini e il legale - ha colto la natura falsa e calunniosa delle testimonianze facendo giustizia del presunto ruolo di vittima che i testi (i geometri accusati di corruzione, ndr) hanno cercato di attribuirsi scaricando interamente sul denunciante l’intera responsabilità di condotte viceversa quantomeno concordate e così inventando di sana pianta». E ancora: «L’intera testimonianza (nei processi, ndr) della geometra Finetti non diversamente da quelle di Zucchini e Ravani - si legge negli atti di Passerini - è improntata alla falsa rappresentazione della realtà, artatamente mistificata dal solo ed esclusivo scopo di eludere le proprie responsabilità addossando ogni colpa al sottoscritto (Passerini, ndr)». In un crescendo, Passerini scrive che «l’originaria accusa di concussione che era stata ‘ritagliata’ sulla scorta delle dichiarazioni dell’asserita parte lesa( Elena Domenicali, ndr) è stata ritenuta insussistente dal tribunale di Ferrara che ha riqualificato l’intera vicenda nello schema del rapporto corruttivo, sconfessando la ricostruzione che la teste ha cercati ripetutamente di avallare».

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