«Questi autobus scoppiano impossibile salirci sopra»
L’11 ‘rimpicciolito’ diventa inaccessibile di fronte al Carducci, pure 9, 1 e 6C sono strapieni Gli studenti lottano per il posto, l’autista è sconsolato: troppo tempo per salite e discese
Il 9 delle 13.26 non si avvicina nemmeno alla fermata, dal tanto che è pieno. «Ma perché non si fermano?» si chiede qualche ragazzino, che conosce benissimo la risposta. Poco dopo passa un 1, già strapieno: pochi scendono, quasi nessuno riesce a salire. Anche il 6c in direzione Porotto è gettonatissimo: «Nico non ci stiamo», «dove vuoi salire che è pieno?», «spingi». Alla fine allargano le braccia e restano a terra. Ma pure le corriere (ne passa una diretta in Stazione) sono impossibili da abbordare. Un gruppetto prova addirittura a chiedere un passaggio in Stazione a uno sconosciuto, che giustamente rifiuta. Nei giorni delle discussioni e proteste sulle novità 2014/15, un giro sugli autobus intorno all’una e mezza, una delle ore di punta, è particolarmente illuminante. Alla fine si prova a salire su un mezzo della linea 11, destinazione Vallelunga. All’inizio sembra che vada bene: non è completamente pieno, le persone in piedi sono poche, persino gli studenti si stupiscono. «Al mattino però l’11 è un suicidio – corregge subito qualche giovanissimo studente particolarmente attento al tema –, e anche al ritorno su quello che va a Santa Maria Maddalena non si sta». Un gruppetto studia all’Istituto tecnico industriale di via Pontegradella. «Abbiamo quattro mezzi per 1.800 studenti – denunciano – ci sono persone che rinunciano a salirci subito e devono arrivare a piedi in Medaglie d’Oro per avere più possibilità. E poi, perché i diretti fanno fermate?». Intano il viaggio prosegue, e una prima “botta” arriva davanti all’ex Hotel de la Ville: salgono in tanti, ci si stipa, ma non si lascia giù nessuno. E l’autobus ce la fa anche poco dopo, in via Porta Catena, davanti al Palazzo delle Palestre. Sono gli ultimi, però. Quando si arriva in via Canapa, di fronte all’uscita degli istituti Carducci e Ercole d’Este, bisogna lasciar giù qualcuno. Man mano che ci si addentra nel Barco, il mezzo si svuota. Alla fine si riesce a parlare con l’autista: «È andata bene perché questo è uno dei quattro mezzi da 12 metri su cui si muove la linea, altri quattro sono da dieci metri. Con tutto il tempo che serve per far salire e scendere la gente è impossibile essere puntuali». Al capolinea si dovrebbe sostare per alcuni minuti, ma la ripartenza è immediata. Siamo già in ritardo.
Gabriele Rasconi
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