«Ridaremo vita alla Manifattura»
Il presidente del Paro Medri: dopo la sala degli aceti sarà recuperata quella dei fritti
COMACCHIO. Si affaccia una novità importante per la Manifattura dei Marinati, scrigno simbolico delle antiche tradizioni lagunari legate alla lavorazione delle anguille, «comparto che raccoglie il sudore dei comacchiesi», come lo ha definito Massimo Medri, presidente dell’Ente di gestione per i parchi e le biodiversità – Delta del Po. Il recupero completo dell’edificio è stato posto come priorità assoluta nel programma operativo del Parco, mediante una richiesta di finanziamenti alla Regione Emilia Romagna, necessari al pieno recupero della Sala degli Aceti per il 2014-2015, lavoro in parte già cominciato, con l’auspicio di proseguire con un secondo step, che prevede la ristrutturazione della Sala Fritti. «Vogliamo ridare vita ad una delle aree più suggestive del nostro Paese, che è la Manifattura dei Marinati – ha aggiunto Medri -, per riscoprire la cultura di un popolo e dopo il pieno recupero della Sala Fuochi e al 50% della Sala Aceti, abbiamo preparato un nuovo progetto preliminare da mettere in gara». Lo scopo è dunque quello di attingere a finanziamenti regionali, ma anche europei, per far tornare agli antichi splendori due dei luoghi più suggestivi, che nel secolo scorso sfornavano palate di anguille e acciughe marinate. L’intero complesso, edificato tra il 1904 ed il 1908, è stato definito un hortus conclusus, cinto da mura e delimitato a nord dal canale Lombardo, a sud dal Loggiato dei Cappuccini e a est dal vecchio mulino. La Sala degli Aceti prende il nome dalle imponenti, caratteristiche botti in legno, nelle quali si preparava la concia a base di aceto e sale per la marinatura di anguille ed acciughe. Tutt’oggi si avverte l’odore persistente dell’aceto. La Sala dei fritti, inserita in un edificio staccato dal complesso centrale della Manifattura dei Marinati, è quella legata alla frittura delle acciughe in padelloni enormi, destinate alla successiva marinatura. «È una sala con disegni liberty sul tetto – aggiunge Medri - di grande fascino architettonico, artistico e storico-testimoniale, che va assolutamente inserita nel sistema museale locale». Proprio ieri pomeriggio Medri ha illustrato in Regione il progetto preliminare, che può andare a valere sui finanziamenti destinati alla riqualificazione delle macro-aree. «Stiamo lavorando in piena collaborazione con l’amministrazione comunale, che co-finanzierà il progetto – conclude Medri – anche nel sito archeologico di Santa Maria in Padovetere, un nuovo gioiello che sarà inserito presto nei percorsi museali del territorio».
Katia Romagnoli
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