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Risarcimento ai deportati in Germania? Una questione di principio

Duilio Bergamini
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Duilio Bergamini

Il ferrarese Duilio Bergamini, 93 anni, era oggi a Roma alla Consulta durante l'udienza per valutare gli eventuali risarcimenti alle vittime del nazismo

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«Non ci interessano i soldi, se anche non ci danno un centesimo, si tratta di una questione di principio». A parlare è il ferrarese Luigi  Bergamini, oggi 93enne, che l’8 settembre 1943 venne catturato dai tedeschi uscendo dall’ospedale di Verona, e portato in Germania in un campo di concentramento e poi a lavorare in una fabbrica di raffinazione di oli minerali nei pressi di Lipsia, dove rimase fino all’aprile del 1945. 

Bergamini, accompagnato dalla figlia Elisa, ha voluto essere presente stamani alla Consulta, per assistere all’udienza sulla legittimità delle norme che, dopo la sentenza della Corte dell’Aja del 2012, hanno di fatto bloccato qualsiasi possibilità di risarcimento per le vittime del nazismo da parte della Germania.
 «La mia battaglia è iniziata tre anni fa - ha raccontato  Bergamini, il quale vive a Ferrara e che fino all’anno scorso è stato un artigiano specializzato in abat-jour - quando ho letto sui giornali il nome dell’avvocato Lau e ho deciso di contattarlo».
 

Bergamini ha combattuto anche in Russia, di cui racconta ancora i momenti più difficili, e poi, nel ’43, mentre era a Verona «dove prestavo servizio - racconta - alla censura militare di guerra», fu portato in Germania. Presenti a palazzo della Consulta anche i familiari di Luigi Cafissi, originario del Pistoiese, deportato in un campo di concentramento tedesco e lì morto e seppellito in una fossa comune.


«Se le norme attuali fossero dichiarate legittime sarebbe una cosa molto ingiusta - afferma il nipote di Cafissi, Luigi Bellini - si ledono le persone che hanno lottato per la patria e che in questo modo non sono riconosciute affatto, ma vengono dimenticate».

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