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Uil: più attenzione per la sanità pubblica

Zanirato segretario della Uil
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Zanirato segretario della Uil

L'appello del sindacato a livello regionale

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Ecco il documento della Uil regionale in mteria di sanità pubblica

"C'era una volta  una Regione proiettata all’innovazione, una Regione punto di riferimento nazionale per tanti settori,

dall’economia alla cura e all’assistenza alla persona; una Regione in grado di essere punto di riferimento di tutte le

Provincie e volta all’individuazione di modelli nei quali il lavoro e la persona erano al centro di iniziative e scelte

politiche.

Questa Regione era l’Emilia Romagna la quale, da qualche tempo, sembra abbia smarrito lo smalto e lo spirito

d’innovazione che l’aveva fortemente contraddistinta nel panorama nazionale.

Nell’ambito del settore sanitario abbiamo alcuni esempi dell’attuale stato confusionale. La Regione Emilia Romagna

anziché impegnarsi nella valorizzazione delle professioni sanitarie tecnico infermieristiche ha approvato la delibera

n.220/2014 con la quale si fornisce un attestato a laici, assistenti (badanti) e a terzi, abilitandoli a esercitare le

pratiche sanitarie proprie degli infermieri con 14,30 modestissime ore di pseudo formazione.

Considerati i contenuti della Legge 251, la continua evoluzione che ha contraddistinto il Servizio Sanitario Nazionale

e Regionale, il fondamentale contributo offerto dalle professioni sanitarie per il mantenimento e la qualificazione del

sistema salute, i nuovi modelli orientati alla integrazione ospedale/territorio, l’organizzazione delle strutture

ospedaliere per intensità di cura, ecc… , pensavamo che la nostra Regione si impegnasse per garantire a infermieri e

tecnici sanitari l’esercizio della libera professione autonoma nel contesto delle strutture pubbliche, così come da

tempo avviene per i medici e i dirigenti sanitari.

E invece, pur comprendendo l’utilità di istruire pazienti e familiari o parenti su alcune incombenze legate alle attività

assistenziali per il proprio caro, assistiamo all’idea, assolutamente infausta e da respingere, di fornire in modo

maldestro e pasticciato, da parte della Regione, attestati abilitanti a esercitare delicate pratiche sanitarie riservate

dalle leggi dello Stato ai professionisti laureati della sanità.

Un curioso modo sbrigativo di risolvere i problemi legati all’assistenza domiciliare quello di abilitare all’istante (14,30

ore) tutti gli assistenti domiciliari (le badanti) alle pratiche medico infermieristiche; poteva venire in mente solo a

politici ormai decotti che non sanno che il percorso formativo universitario di ore ne prevede, giustamente, 5400.

Diversamente, a fronte del contenimento dei posti letto e della chiusura di ospedali dovrebbero essere fatti

investimenti sul territorio con un REALE sviluppo di prestazioni attraverso le case per la salute e dell’assistenza

domiciliare, non solo attraverso il coinvolgimento dei medici di base, ma anche, ad es. attraverso l’istituzione

dell’infermiere di quartiere, la valorizzazione del capitale umano rappresentato dai tanti professionisti del sistema

sanitario pubblico i quali potrebbero, anche con ambulatori specifici rispondere, nel campo infermieristico, ostetrico

e della riabilitazione ai tanti bisogni emergenti sul territorio, compresi quelli a domicilio dei pazienti.

Cosa dire infine delle scelte adottate dalla Regione per fare fronte alla diminuzione del finanziamento nazionale per

la sanità ?

La Regione, a partire dalla fine del 2012 ci ha raccontato che gli interventi sarebbero stati mirati a tutte le forme di

possibili risparmi che non incidevano sulla qualità e la quantità delle prestazioni. La verità è che dal gennaio del 2013

ad oggi, con la scelta regionale di sostituire i pensionamenti nel limite del 25%, il vero risparmio è stato prodotto

sulle spalle degli operatori, infermieri, tecnici, medici, amministrativi, ecc..

Tutto ciò a scapito della funzionalità dei servizi.

Infine, che ormai la Regione Emilia Romagna abbia abdicato al proprio ruolo di innovazione e di coordinamento delle

politiche sanitarie è dimostrato dalle scelte incomprensibili e differenziate in ordine alla programmazione e alla

gestione della sanità.

Esistono ragioni logiche (tolte ovviamente le logiche di potere) per le quali nella medesima Regione vi siano Aziende

sanitarie che gestiscono i bisogni di 1.150.000 cittadini e che accorpano 3 Provincie (l’intera Romagna) e nel

contempo ve ne siano delle altre che gestiscono poco più di 130.000 cittadini in un contesto neanche provinciale ?

Su questi temi è necessario aprire un dibattito in tempi brevi per riportare nella nostra Regione quello spirito di innovazione ormai residuale".

Uil regionale

 

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