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in tribunale

«Crac Cmr, a processo per gli sperperi»

di Daniele Predieri
«Crac Cmr, a processo per gli sperperi»

La procura chiede il rinvio a giudizio per dodici imputati, l’udienza davanti al giudice Tassoni fissata per il 13 novembre

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Era l’erede del colosso Coopcostruttori nella nostra provincia, dopo il crac del colosso di Argenta avvenuto nel 2003. Da allora, alla Cmr di Filo d’Argenta, la piccola Cooperativa Muratori Riuniti destinata a prendere il testimone della sorella più grande, era stato affidato il compito di riscattare l’orgoglio del mondo coop e far ritrovare fiducia ai tanti (in tutto il ferrarese dopo il crac Costruttori) che non ne avevano più sulla cooperazione. Operazione miserabilmente fallita, perchè Cmr è finita anch’essa nel vortice del crac, costretta a portare libri e carte in tribunale e subire l’onta della bocciatura da parte dei giudici sulla richiesta di concordato preventivo, negato perchè non meritato. Per i giudici Cmr, invece, meritava il fallimento: e dal fallimento è nata l’inchiesta penale che ora porterà alla sbarra come imputati 12 persone, come deciso dal pm Nicola Proto che ha chiesto il rinvio a giudizio che verrà discusso il prossimo 13 novembre all’udienza preliminare davanti al gup Piera Tassoni. Primo tra tutti Pier Bruno Caravita, l’uomo che ereditò il ruolo che era di Giovanni Donigaglia, lanciato da LegaCoop nell’operazione di recupero di credibiltà. Ma così come accaduto per Donigaglia, ora Caravita dovrà render conto di bancarotte, sperperi e aver compiuto atti illegali favorendo altri imprenditori nell’affanno di salvare il salvabile. Secondo i numeri dell’inchiesta i 12 imputati condividono 21 capi di imputazione per un crac di 40 milioni (somma degli sperperi conteggiati penalmente) mentre allo stato passivo il buco era di 100 milioni per 300 creditori. A Caravita, nel suo ruolo di numero di Cmr vengono contesate negli anni operazioni aziendali di sperpero, sottolineate negli atti giudiziari che hanno sintetizzato l’inchiesta durata quasi 4 anni da parte di Finanza e procura. La procura, ricordiamo, aveva chiuso le indagini la primavera scorsa, nell’aprile di quest’anno, inviando gli avvisi ai 12 indagati, gli stessi che ora in questa fase ricoprono il ruolo di imputati. Ora dopo mesi dovuti a ritardi e intoppi tecnici (le difese hanno chiesto proroghe ai termini imposti dalla procedura, ad esempio per fotocopiare gli atti) la procura ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio all’Ufficio indagini preliminari. Sarà il giudice Piera Tassoni a valutare le responsabilità di Caravita, dei suoi dirigenti Camilletti e Capisani e di altri 9 imprenditori accusati di bancarotta preferenziale e per esser stati favoriti dalla Cmr, che svendeva il proprio patrimonio nel tentativo di salvare l’azienda, inutilmente, dal crac.

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