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«Jobs act contro i tabù, sindacati in crisi»

«Jobs act contro i tabù, sindacati in crisi»

Bratti: ho cambiato idea sull’articolo 18, troppe tutele a pochi settori. Bertuzzi più soft: noi compatti

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Le regole sul lavoro vanno cambiate, rendendole più estese e flessibili. Su questa base comune convergono i due parlamentari Pd ferraresi che stanno per affrontare il Jobs act, cioè la riforma del mercato del lavoro sulla quale si è scatenata la fronta interna al partito. Sul resto, e in particolare sulla questione spinosa del reintegro dei licenziati, cioè l’articolo 18, qualche sfumatura diversa tra i toni si nota. In prima linea c’è in queste ore Maria Teresa Bertuzzi, che è uscita rinfrancata dall’assemblea del gruppo senatoriale democratico, alla presenza del ministro Poletti, svoltasi ieri mattina: «Non ho visto quel centinaio di colleghi pronti a mettersi di traverso la riforma, di cui hanno parlato in questi giorni i giornali. Credo anzi che ci siano le condizioni per chiudere la fase della delega governativa con un voto compatto, a parte qualche scheggia, perché il sistema ha una carica d’iniquità così forte che la convergenza sull’estensione delle tutele viene naturale. Poi - è la previsione della senatrice - con i decreti attuativi si potrà entrare nel merito delle questioni». La reintegra per licenziamento discriminatorio non è in discussione, ma per le altre modalità che oggi rientrano nella giusta causa? «Non è più tempo di totem, ma bisogna rendersi conto che il cuore della riforma non è l’articolo 18, ma l’estensione degli ammortizzatori sociali. E le risorse per renderla effettiva - conclude Bertuzzi - sono un pre-requisito del Jobs act».

Più diretto sul tema è Alessandro Bratti: «Sto con il presidente Napolitano, non c’è dubbio che la priorità oggi sia la tutela dei senza lavoro, non dei diritti acquisiti. Il mondo sta cambiando con una rapidità incredibile, io stesso tempo fa avevo posizioni più rigide sull’articolo 18 ma oggi trovo che si tratti di un tabù assurdo. Le divisioni nel Pd su questi temi? Mi sembrano più il frutto di lotte interne di potere». Il deputato ferrarese, che è reduce da una settimana di ricovero a Cona per un’infezione alla gola («ho visto trattare tutti i pazienti con grande attenzione»), non è tenero nei confronti dei sindacati: «Non si tratta con questa riforma di mettere in discussione i diritti sindacali degli ultimi 100 anni. La Cgil minaccia una forte opposizione? I sindacati oggi rischiano di rappresentare solo loro stessi. La loro crisi è evidente, hanno consentito che si creassero delle aree di tutela troppo forti, come il settore pubblico, ad esempio. Ma non è questo il tema centrale della riforma, forse lo è solo per chi difende l’articolo 18».

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