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Le primarie Pd s’infiammano sulla sanità

Le primarie Pd s’infiammano sulla sanità

L’affondo di Balzani su Cona e San Camillo nel mirino di Calvano: cerca voti facili. Accuse di parzialità al segretario

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Mancano tre giorni alle primarie Pd per la presidenza della Regione e la campagna elettorale s’infiamma toccando il nervo scoperto delle amministrazioni ferraresi: la sanità ospedaliera. E stato il tour elettorale di Roberto Balzani, il candidato outsider alla successione di Vasco Errani, in mezzo a comitati civici e sindacati tra il polo di Cona e il San Camillo di Comacchio, a risvegliare almeno su Facebook antiche ferite, avendo definito «troppo grande e fuori città» il nuovo Sant’Anna e mostrato un certo grado di condivisione delle posizioni comacchiesi sull’esigenza di tenere aperto il vecchio ospedale. L’affondo, nella prima mattinata di ieri, è stato del segretario Pd, Paolo Calvano, sostenitore del candidato Stefano Bonaccini, che ha postato righe velenose nei confronti di «chi va in giro a raccontare, pur sapendo che non è possibile, che tutti devono avere l’ospedale sotto casa», che a lui sembrano «alla ricerca di qualche voto facile e comodo». Apriti cielo: decine di commenti tutti in casa Pd, nei quali hanno spiccato quelli della balzaniana Ilaria Baraldi, che, dopo essersela presa con i titoli dei giornali, ha messo in dubbio l’impazialità del segretario («se fossi stato presente all’iniziativa, così come lo sei stato durante le visite del candidato Bonaccini...») e riconosciuto al suo candidato la possibilità di smarcarsi dalle idee espresse anche dal proprio partito, negli anni passati. E non è mancato chi ha rinfacciato a Baraldi, sempre su Fb, anni di discussioni comuni per elaborare una linea su tutta la sanità provinciale.

A ribadire questa linea, attaccando più o meno direttamente Balzani, è stato poco dopo il bonacciniano Massimo Buriani, in qualità di responsabile sanità della segreteria Pd. «Occorre ricordare con forza a chi aspira alla Presidenza della Regione, il percorso che questa provincia ha fatto attraverso importanti confronti in sede di conferenza socio sanitaria, nella quale i sindaci in primis, hanno individuato il nuovo modello organizzativo della sanità locale». In questo modello, ripete Buriani, Cona non è l’ospedale della città di Ferrara (tema “lontananza”) ma il perno dell’intera provincia, mentre a Comacchio resta solo una Casa della salute con medicina intermedia, riabilitazione e day surgery. Tra le altre misure ricordate da Buriani, spiccano la creazione dei Nuclei di cure primarie dove concentrare gli ambulatori delle medicine di gruppo e le guardie mediche, in varie zone della città; il rafforzamento della rete di emergenza territoriale (118) e un’altra decina di misure assortite. Tutti obiettivi, sferza Buriani, «condivisi anche dal Partito democratico nella programmazione sanitaria provinciale». Aver imboccato questo percorso «mette oggi il territorio ferrarese ed i suoi amministratori nella migliore condizione per giocare un ruolo da protagonista nella nuova fase della programmazione sanitaria regionale basata sulle Aree vaste», e alla sanità emiliana di «poter reggere finora alle continue riduzioni ed ai tagli dei fondi nazionali sul welfare senza intaccare in maniera significativa la qualità e quantità dei servizi sociali». In conclusione l’invito ai candidati alle primarie «a non prestare il fianco ad interpretazioni o attacchi strumentali che mirano a rimettere in discussione il lungo e virtuoso processo di riorganizzazione della sanità già avviato e in corso di realizzazione».

A bocciare l’applicazione concreta di questi progetti organizzativi ieri ci ha pensato, a livello regionale, la Uil, che partendo dalla decisione di abilitare le badanti a pratiche sanitarie con sole 14 ore di formazione, mette il dito nella piaga della difficoltà a dare alternative sul territorio alla chiusura degli ospedali e ai tagli di posti letto. Si risparmia, denuncia il sindacato, sul rimpiazzo del personale (solo il 25%), mentre si tengono aperte Asl da 130mila abitanti, «in un contesto neanche provinciale».

Stefano Ciervo

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