«Non varianti ma studi di fattibilità»
Il processo sull’appalto dell’ospedale di Cona. Il tecnico Malvezzi: continue richieste di modifica e producevano perdite
I 2 milioni pagati dal Sant’Anna al consorzio Prog.Este per la revisione dei prezzi dei materiali e le varianti che secondo l’ex responsabile amministrativo del procedimento, Marino Pinelli, condannato in primo grado in rito abbreviato, sarebbero state pagate due volte. Per oltre due ore, ieri in udienza, Guglielmo Malvezzi, direttore tecnico del Consorzio Cona, è stato interrogato dal pm Patrizia Castaldini per ricostruire come si sono formati prezzi e varianti dell’appalto del nuovo ospedale. Malvezzi è accusato assieme a due collaboratori di aver indotto l’azienda ospedaliera a pagare 2 milioni e 40mila euro per compensare i maggiori oneri sostenuti dai fornitori a causa dell’aumento dei prezzi dei materiali intervenuto tra il 2005 e il 2008, somma che secondo l’accusa non avrebbe dovuto essere pagata. Il pm Castaldini ha letto in aula un lungo elenco di intercettazioni e ha chiesto a Malvezzi di chiarirne i contenuti. L’ingegnere ha ribadito la posizione più volte espressa dalla difesa: le varianti contestate, che secondo Pinelli erano già comprese nel progetto esecutivo, in realtà in quella fase erano solo studi di fattibilità. In pratica simulazioni su ipotesi di modifica che l’azienda ospedaliera aveva sottoposto ai costruttori, ma che sono state promosse a varianti solo quando l’appalto si trovava già in stato avanzato. Varianti che riguardavano tra l’altro la sala congressi e il laboratorio. Per Malvezzi erano modifiche al progetto esecutivo che si venivano ad aggiungere a tante altre richieste di adeguamento, uno stillicidio, per come l’ha rappresentato Malvezzi, che «allungava i tempi di costruzione dell’ospedale» e rinviava il momento in cui il project financing (il contratto che ha assegnato a Prog.Este il la gestione dei servizi non sanitari per 23.6 milioni di euro l’anno) avrebbe cominciato a produrre guadagni. Ma quei tempi che continuavano a dilatarsi gravavano di costi anche le imprese costruttrici.
«Il Consorzio Cona - ha precisato Malvezzi - ha incassato 166 milioni e ha avuto un passivo di 12 milioni per l’aumento dei costi indiretti (quelli legati in particolare alla proroga dell’attività dei tecnici, ndr). Ogni mese si spendevano 220mila euro in più». E se per il pm il contenuto di alcune intercettazioni fa supporre che quei colloqui telefonici fossero finalizzati ad assumere «decisioni concordate» con la direzione lavori, Malvezzi ha ribattuto che quello che desiderava il Consorzio Cona erano le soluzioni per chiudere al più presto il cantiere «perché altrimenti non si sarebbe mai smesso di lavorare». La revisione dei prezzi era stata resa possibile da una legge del 2008 che consentiva per quell’anno di ritoccare i costi rispetto al 2005.
Tra Prog.este e l’azienda ospedaliera si avviò una trattativa sul ritocco dei prezzi che si chiuse con il riconoscimento dei 2milioni e 40mila euro. Sullo stesso tema è stato chiamato a deporre un tecnico del Consorzio Cona, Nicola Fakes, collaboratore di Malvezzi. Il magistrato gli ha chiesto di spiegare perché alcuni tabulati inviati ai fornitori per la procedura di revisione dei prezzi («un percorso che abbiamo dovuto impostare dopo che il committente ci chiese di giustificare i rincari», ha detto Fakes) risultavano essere pre-compilati. «Da voi?», ha chiesto il pm. Sulla risposta il tecnico non è sembrato molto sicuro, ma ha spiegato che quei dati potevano essere stati comunicati via mail o via telefono dal fornitore che in quel caso non avrebbe quindi compilato direttamente il tabulato. Nella prossima udienza sarà sentito il presidente di Prog.Este, Ruben Saetti, oltre a Mario Colombini, ex ad della Calcestruzzi.
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