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Arrestati e subito liberati, ecco il perché

di Daniele Predieri
Arrestati e subito liberati, ecco il perché

Spacciatori e ladruncoli in cella per poche ore: avvocati e magistrati applicano le leggi. Baiamonte (Gad): ma serve legalità

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A uno spacciatore, tra i tanti, arrestato, processato e liberato, una settimana dopo, rivisto in zona Acquedotto al lavoro, i poliziotti hanno dovuto dire di andare in questura a ritirare la propria bici (con cui lavora, da spaccino su due ruote) perché non più sotto sequestro. Un altro spaccino, invece, che ha subito la stessa successione di fatti (arresto, processo, liberazione), negli atti della scarcerazione per l’abitazione, era stato scritto, non avendone altre, «la stazione». Basta fare domande, a chi è sulla strada, dirige servizi di ordine pubblico, per raccogliere racconti e aneddoti al limite del paradosso. La storia è sempre la stessa, da tempo, amplificata dai nervi scoperti delle proteste dei cittadini contro Comune, forze dell’ordine e giudici: spacciatori, ladruncoli e truffatori, arrestati, vengono liberati in meno di 24 ore, tornando a fare ciò che sanno fare, vivere nella illegalità o come dicono altri, nella «impunità».

«Me lo hanno detto in tanti, anche scherzando, ma il senso è lo stesso: ‘Perché lo hai fatto liberare?’». Barbara Simoni è un giovane avvocato della città che martedì mattina, nel ruolo di difensore d’ufficio ha fatto applicare leggi e regole ai giudici. E così, il giovane nigeriano arrestato per droga, Maxwell Usigbe, incensurato, rifugiato politico, studente universitario e anche spacciatore di cocaina e fumo, è stato immediatamente scarcerato perché non vi era motivo per tenerlo in una cella. «Il giudice ha applicato la sospensione condizionale della pena, prevista nei casi di piccolo spaccio: è un diritto di tutti, nigeriani o italiani, bianchi o di colore. Io ribadisco come suo difensore di aver fatto il mio dovere professionale». E come cittadino, come valuta questo arresto inutile? «Non so se credere a ciò che mi ha detto, che dopo l’arresto vorrà tornare in Nigeria: probabilmente tornerà a spacciare in stazione, e questa è una vergogna; è chiaro che ci vorrebbe un intervento legislativo diverso, ma sono aspetti molto più grandi di questi piccolissimi casi. Ribadisco, per tutti coloro che hanno reazioni scomposte che questi benefici (liberazione prevista, ndr) vengono applicati a tutti».

Arresti inutili? Niente affatto, ma sforzi frustranti sì, per chi lavora sulla strada, come uno dei tanti poliziotti di turno di Volante: Stefano Parziale, segretario del sindacato di Polizia Silp nonchè capo pattuglia delle Volanti, sa di cosa si sta parlando. «Quando accadono questi fatti, occorre dirlo, c’è molta frustrazione tra gli addetti delle forze dell’ordine. Il nostro disagio è quello di tutti: dalla gente che critica, ai magistrati e agli avvocati che applicano leggi e regole. Oggi poi possiamo dirlo, quando siamo di pattuglia dobbiamo essere ancora più attenti alla burocrazia richiesta negli atti che agli arresti stessi che facciamo. E poi la gente ci dice: ‘Ma voi cosa fate?’ Non sa che per un arresto della squadra mobile, per droga, sono necessarie settimane di indagini, verifiche, risorse. Noi li facciamo gli arresti, e continueremo a farli. Ma è indubbio che dopo aver perso ore per redigere il verbale, un giorno per presenziare al processo, poi vedi uscire gli arrestati che si beffano di noi...».

E’ una beffa anche per i magistrati, spesso criticati e addidati: interpellati non parlano, farlo vorrebbe dire sconfinare in argomenti non solo tecnici, anche di politica istituzionale. E allora si limitano a dire che «la questione non è commentabile, noi applichiamo le leggi». Le stesse leggi che da tempo, nel quartiere Gad, chiedono vengano applicate: «Serve più legalità», spiega Paolo Baiamonte, segretario Cisl abitante della zona Gad nonchè membro attivo nei comitati creati in questi mesi contro il degrado del quartiere. «Il Comune ha già fatto qualcosa per riqualificare la zona. Le forze dell’ordine, invece, debbono fare di più: sabato ero in centro e ho contato 12 tra poliziotti e carabinieri fermi per ore. Bastava che un paio di loro facesse un giro alla Gad. Arresti inutili? Conosciamo i fatti, li leggiamo e vediamo sotto casa nostra gli stessi arrestati, poi liberati. Ripeto, se vi fosse più presenza fisica di forze dell’ordine, la gente non avrebbe reazioni a uesto disagio, passerebbe sopra anche agli arresti inutili: la gente della Gad ha già dato, ora servono fatti concreti».

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