Non lava i piatti, lui la picchia fino a farla abortire: a processo
L'uomo è accusato di procurato aborto e rischia fino a 8 anni di carcere. La lite nata per un diverbio sulle pulizie della cucina
FERRARA. Andò ad abitare da un’amica in via Garibaldi, dove trovò anche il proprietario di casa, compagno dell’amica stessa: lei, Jessika E. era al suo primo giorno nell’appartamento, e dopo aver mangiato con la coppia, avvenne il fatto: per una banalissima lite per chi avesse dovuto lavare i patti (l’uomo lo aveva imposto alle due donne) nacque un litigio, prima verbale poi a pugni e calci. Ne fece le spese Jessika, una ragazza nigeriana che venne subito ricoverata in ospedale, e alcuni mesi dopo perse il bambino che aveva in grembo, perchè, secondo la procura, quelle botte del febbraio 2009 le procurarono l’aborto che seguì nell’aprile dello stesso anno. Per questo reato, gravissimo, voluto dalla legge contro l’aborto, la famosa 194, è a processo un ragazzo del Camerun, Tita Elvis che per l’imputazione mossa ora rischia - come previssto dalla legge - dai 4 agli 8 anni di carcere. Insomma, non si può scherzare e proprio per questo il suo difensore Alessandro D’Agostino ieri in aula ha sottolineato la insussistenza del reato di procurato aborto, poichè non vi sarebbe collegamento tra le percosse del febbraio e l’interruzione di gravidanza di due mesi dopo e tuttalpiù si può parlare di lesioni. Insomma le botte ci furono, l’aborto non è collegabile: lei dopo aver mangiato assieme all’amica Joy, fu testimone del litigio tra l’uomo e l’amica Joy. Botte da orbi che Jessika ricorda ancora oggi «Gli dissi che non poteva picchiare una donna come fosse un uomo». Parole che rendono evidenti le violenze, che dopo lei stessa subì perchè prendendo le parti dell’amica ricevette un pugno in faccia e poi calci durante la colluttazione tra i tre. Il processo davanti a pm Tittaferrante, al tribunale (Marini, Amore, Landolfi) è stato aggiornato al 4 febbraio 2015. (d.p.)
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