TRESIGALLO
Omicidio Vecchiatini, 'Restituitemi il corpo di mio figlio'
◗
Cristiano VecchiatiniL'appello della madre di Cristiano, ucciso in Venezuela da due killer, davanti casa e al figlio
3 MINUTI DI LETTURA
FERRARA. Purtroppo quella di Vecchiatini non è la prima tragedia di un ferrarese in Venezuela. Poco meno di un anno fa a Maracay, città sul mare, toccò a Giancarlo Corazza (di San Carlo) per tutti "Genco", morire in circostanze misteriose a 40 anni. La famiglia dopo giorni che non aveva notizie dal figlio, ricevette una telefonata con pessimo audio da un amico che parlava solo spagnolo e diceva che Giancarlo era stato trovato morto. Si escludeva una morte violenta, inizialmente ritenuta la più probabile, ma nonostante l'impegno dell'avvocato Sandra Frassinetti, coinvolgendo Farnesina el'ambasciata del Venezuela, i familiari non hanno ancora ricevuto notizie precise sul decesso. Loretta Coreggioli ha 65 anni. È la madre di Cristiano Vecchiatini, il 42enne di Tresigallo assassinato venerdì scorso nella sua casa di Guanare, Venezuela, a 350 chilometri di distanza dalla capitale Caracas. Sono le 9,45 e suoniamo il campanello della sua casa di Viale Ferrara. La signora Loretta dapprima vorrebbe allontanarci, poi ci ripensa e cortesemente ci invita ad entrare. Così inizia l’intervista. Signora, cosa è successo? Cosa ha saputo circa il movente dell’omicidio di suo figlio? «Poco, ancora molto poco. L’unica persona che forse potrà essere utile alle indagini è la moglie di Cristiano, lei ha assistito all’omicidio». Lei ha parlato con la moglie di suo figlio? «In un secondo momento. Il primo a parlarle è stato l’altro mio figlio, Diego. Poi è venuto a trovarmi e mi ha detto mamma siediti, devo dirti qualcosa di brutto. E mi ha raccontato che Cristiano è stato ucciso in Venezuela. Hanno ammazzato Cristiano, mi ha detto Diego». Poi, dunque, ha parlato con la moglie? «Sì, qualche ora dopo sono riuscita a parlare con la moglie di Cristiano, era sconvolta, non riusciva a formulare le parole, faticavo a capire cosa stesse dicendo». Cosa le ha raccontato? «Cristiano era appena rincasato, lo aveva visto alterato, sembrava avesse avuto un litigio con qualcuno. Cristiano era grande e grosso, non si tirava certo indietro. Ma non posso immaginare un finale di questa drammaticità. Sta di fatto che qualcuno ha suonato il campanello: mio figlio ha fatto appena in tempo ad aprire perché una raffica di colpi di pistola lo ha raggiunto al cuore. È morto quasi subito». Cristiano aveva dei nemici? «Penso proprio di no, non me ne aveva mai parlato. Mi diceva soltanto che stava bene e che tutto andava bene. Ma io sapevo che quello è un Paese pericoloso, io ero sempre in ansia, anche se Cristiano tendeva a rassicurarmi. Mi chiamava ogni sera». Qualcosa, magari, legato alla sua attività lavorativa? «Avevano aperto un bel chiosco alcuni anni fa, facevano il pane. Insomma, come diceva Cristiano, quello che qui da noi sarebbe una trattoria». Dunque, signora Loretta, lei non riesce neppure ad immaginare perché suo figlio è stato ucciso? «Non ho la più pallida idea circa il movente. Spero che la polizia, qualcuno, mi aiuti a capire come e perché è morto Cristiano». Si è messa in contatto con le nostre autorità? «Aspetto una telefonata da parte di un incaricato del ministero degli esteri». Cosa chiede, invece, alle autorità del Venezuela? «Che mi restituiscano al più presto il corpo di mio figlio, vede qui, gli ho già fatto spazio, voglio tenerlo almeno una notte qui con me. Io e lui». In giugno Cristiano aveva compiuto 42 anni, giusto? «Sì, era nato il 25 giugno 1972».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
