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Fondazione Caricento e Carife: interesse con prudenza

Fondazione Caricento e Carife: interesse con prudenza

La presidente Cariani : « Fase delicata, ora la verifica dei conti, poi valutiamo». Condizione per l’offerta: «L’ipotetico nuovo polo bancario deve avere radici forti»

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FERRARA. La Fondazione Caricento ha deciso di andare a vedere cosa c’è nel piatto di Carife. Non è un mano di poker e andare a vedere non costa niente. Per la giocata al rialzo c’è sempre tempo. Grande prudenza e forte interesse: tra questi due paletti si muove la Fondazione Caricento, che ieri ha fatto sentire per la prima volta la sua voce in modo ufficiale. Lunedì la Nuova aveva raggiunto al telefono la presidente Milena Cariani, che era in riva al mare e non aveva voluto commentare la mossa della banca, che il 26 settembre con un comunicato e una dichiarazione del presidente Carlo Alberto Roncarati ha manifestato la volontà di «compiere una verifica» su Carife.

A distanza di una settimana la Fondazione Caricento, azionista di maggioranza della Cassa di Risparmio di Cento spa, parla e così giustifica il silenzio: la Fondazione «per il profondo rispetto che nutre nei confronti di quanti sono coinvolti nelle vicende che riguardano la vicina Carife spd (dipendenti, famiglie, Soci, imprenditori, Enti, Istituzioni, ecc) ha preferito non commentare a caldo la notizia di una possibile acquisizione da parte della Banca centese, di Carife».

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Le vicissitudione di Carife sono però state seguite «fin dall’inizio con attenzione» ed in modo «particolare nelle ultime settimane la soglia di attenzione è aumentata in concomitanza con l'avvio della procedura di verifica dei conti e dei bilanci». Dalla fase di osservazione si è passati a quella dell’azione, che Milena Cariani così inquadra: «È una fase molto delicata, servono rigore, capacità e conoscenza del mondo bancario, solo al termine di questa fase si potrà capire se esistono i presupposti per una proposta di acquisizione di Carife, da parte di Carice». Vedere, valutare e decidere. Questi i passaggi. Il comunicato della Fondazione non lascia trapelare un orientamento, ma è un dato di fatto che la Fondazione, sia pur con le cautele del caso, incoraggia Roncarati e il vertice della banca ad andare avanti. Lo fa con una precisa motivazione: «In uno scenario economico ancora incerto, un'operazione di questo tipo potrebbe rappresentare una spinta positiva nella direzione dello sviluppo e dell'occupazione sul nostro territorio». A una condizione, però, che Cariani esplicita: «L'ipotetico nuovo polo bancario - afferma la presidente della Fondazione - dovrà avere radici forti sul territorio, dovrà essere in grado di dare risposte tempestive all'economia locale con particolare attenzione alle imprese di piccole e medie dimensioni che storicamente rappresentano la ricchezza della nostra provincia».

L’offerta di acquisto ha un senso se «l’ipotetico nuovo polo bancario» - come lo chiama Cariani, sottintendendo che dietro l’operazione ci sono anche altri istituti - è forte e solido. Guai se indebolisse o snaturasse la struttura di Caricento. Il socio di maggioranza è affezionato al modello di funzionamento tra Fondazione e Cassa, «che ha sempre messo al primo posto l'attenzione per i risparmiatori, le famiglie e il tessuto imprenditoriale». La Fondazione vigilerà e prima di dare benedizione finale e mette in guardia chi è in prima linea: «La Fondazione è consapevole che le responsabilità economiche e sociali di una tale operazione, ricadrebbero in primis sugli attori di questa operazione e a seguire sull'intera comunità. Per questo assicura la massima serietà e promette che, qualsiasi decisione sarà presa, sarà basata esclusivamente su solide fondamenta».

Marcello Pradarelli

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