Forini: semplicità, presenza e coraggio
Tre vescovi, un centinaio di sacerdoti e oltre mille persone per l’ultimo saluto a don Francesco a Santa Maria in Vado
Da ieri é sepolto nel cimitero della sua Mizzana. Come in vita, anche dopo la morte, don Francesco Forini ha voluto stare vicini agli ultimi e dalla loro parte fino in fondo. In quel camposanto, tra via Modena e l‘Arginone, c’é una porzione di terreno chiamata il cimitero degli indigenti. È lì che trovano sepoltura a Ferrara le persone più povere. Oltre che con gli ultimi, don Francesco riposerà per l’eternità accanto a due suoi maestri, giganti della chiesa ferrarese del secolo scorso: don Alberto Dioli e don Elios Giuseppe Mori, dei quali don Forini rappresentava una straordinaria sintesi. Dal primo aveva ereditato quella passione missionaria e il valore della carità che l’ha portato a raccoglierne il testimone nella martoriata Kamituga; dal secondo quella sapienza nel saper leggere, interpretare e divulgare le sacre scritture e la parola di Dio. Erano in tantissimi ieri nella basilica di Santa Maria in Vado a rendere omaggio e l'ultimo saluto a un uomo che ha interpretato fino in fondo i valori del Vangelo. Persone che a vario titolo hanno incontrato e apprezzato questo sacerdote e che sono rimaste profondamente colpite dalla sua morte improvvisa e drammatica. Erano presenti tre vescovi: monsignor Luigi Negri (Ferrara-Comacchio), monsignor Andrea Turazzi (ferrarese e vescovo di San Marino-Montefeltro) e monsignor Sébastien Muyengo Mulombe (vescovo di Uvira, la diocesi dove don Francesco ha operato nella missione congolese di Kamituga per circa dieci anni). Erano più di cento i sacerdoti che hanno presenziato al rito funebre del loro confratello e oltre un migliaio di persone ha riempito la basilica. Una messa partecipata e commovente dove sono state ricordate le grandi doti prima di tutto umane di don Francesco. La scelta delle letture è stata poi particolarmente indicata: la prima dal libro dell’Esodo, la seconda dalla lettera si Filippesi, fino al vangelo di Matteo dove Gesù esorta a diventare puri e semplici come i bambini. Il vescovo Negri nell’omelia ha detto anche che don Francesco, oltre ad essere un maestro per intere generazioni nello spiegare la parola di Dio, sapeva anche metterla in pratica, con una vita in continua ricerca. Per Negri lo schianto terribile di domenica poi è stato un passaggio di sacrificio, mortificazione e dolore, simile a quello del Signore. Nell’offertorio gli amici più vicini al sacerdote defunto hanno portato all’altare alcuni oggetti-simbolo che hanno caratterizzato l’esistente di don Forini: dalla bibbia, ad una maglia, ad un oggetto africano, allo stemma dell’Azione Cattolica. Prima delle conclusione del rito ha parlato in lingua francese, con tradizione immediata, il vescovo di Uvira Sébastien Muyengo Mulombe, che ha voluto ricordare il grande lavoro svolto da don Francesco e la gratitudine per quanto ha fatto per la comunità. Il vescovo africano ha sintetizzato in tre parole l’operato del sacerdote ferrarese nello Zaire di fine millennio: semplicità (trattava tutti alla pari), presenza (la sua è stata costante per il bene della gente e soprattutto dei più poveri) e coraggio (non ha abbondanato l’Africa e la sua gente quando c’era la guerra, è rimasto e la sua mediazione ha impedito distruzioni e violenze). Al termine, dal pulpito, sono seguiti ricordi e testimonianze toccanti, con il dono di un cero al vescovo di Uvira. Con don Francesco si chiude una delle pagine più belle della chiesa ferrarese, ma bisogna leggerla alla luce del Vangelo: “i sordi odono, gli zoppi camminano, i ciechi vedono”.
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