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dopo il no alla cassa in deroga

La Serenissima apre la mobilità I sindacati: «Allibiti»

La Serenissima apre la mobilità I sindacati: «Allibiti»

 Solo una decina di giorni fa “Serenissima”, la società del consorzio Prog.Este che si occupa della ristorazione e della mensa degli ospedali di Cona, vecchio S.Anna e San Giorgio, si era vista...

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 Solo una decina di giorni fa “Serenissima”, la società del consorzio Prog.Este che si occupa della ristorazione e della mensa degli ospedali di Cona, vecchio S.Anna e San Giorgio, si era vista bocciare dal Ministero del Lavoro la richiesta di cassa in deroga per i dipendenti. Ora ritorna all’attacco aprendo invece una procedura di mobilità. Una richiesta di fronte alla quale i sindacati si dicono «allibiti». Gli stessi che, appena il 19 settembre scorso, avevano accolto con grande soddisfazione la decisione del Ministero del Lavoro di respingere la richiesta di accedere alla cassa in deroga. Richiesta accompagnata, sottolineano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, da «motivazioni inconsistenti e inesistenti legate al calo pasti». Motivazioni poi smentite dalla direzione del Sant’Anna a cui non risultava alcuna flessione nel numero dei pasti.

Da qui lo sconcerto dei sindacati nell’apprendere che ora Serenissima ha aperto una procedura di mobilità: «Come abbiamo ampiamente documentato - si legge in una nota inviata ieri dalle tre organizzazioni sindacali - non c’erano le condizioni per aprire la cassa in deroga e abbiamo avuto ragione in sede ministeriale, di conseguenza non ci sono le condizioni per aprire la mobilità per le lavoratrici e i lavoratori (oltre un centinaio, ndr) della mensa di Ferrara». Tanto più che «fino a ieri Serenissima ha assunto personale». Dunque, secondo i sindacati, «i casi sono due: o Serenissima ha le idee confuse o vuole ripassare per una porta che è già stata chiusa». L’apertura della procedura è «immotivata, assurda, provocatoria e irricevibile». Ne consegue un appello «a tutte le forze politiche e istituzionali per contrastare un disegno teso solo a piegare alla volontà aziendale i dipendenti e annullare le azioni sindacali».

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