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Azionisti Carice in ansia: valore dei titoli a rischio

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L’operazione Carife è vista con preoccupazione: non siamo stati coinvolti Il controllo della nuova banca può passare dalle Fondazioni a investitori esterni

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FERRARA. Confermano la loro preoccupazione per l’operazione Carife-Carice, i piccoli azionisti della banca centese, e la dettagliano meglio: in assenza di coinvolgimento dei micro-investitori, l’operazione a loro giudizio rischia di svalutare il loro patrimonio azionario.

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Il Consiglio direttivo dell'associazione Piccoli azionisti della Caricento evidenzia anzitutto di «aver appreso dalla stampa la notizia dell’interesse di Crcento spal verso Carife spa», ribadendo appunto «profonda preoccupazione in merito alle modalità ed al contesto in cui l'operazione si svilupperà». L’operazione studiata ai vertici delle due Fondazione non viene digerita anzitutto perché «nell'agosto 2012 proponemmo per primi, totalmente inascoltati, l'avvicinamento delle due banche. Ripetendola nel ottobre 2013 ai consigli ed ai grandi soci delle due banche e fummo anche allora totalmente inascoltati».

Oggi, invece, «il contesto è completamente cambiato, l'acquisizione di Carife spa da parte di Crcento spa si potrebbe tradurre in uno svilimento del valore delle nostre azioni», sia pure in assenza d’informazioni sui numeri della banca ferrarese.

«Il nostro progetto - ricordano i piccoli azionisti centesi - era per una banca territoriale, semplice, senza conflitti di interesse, vicina alla gente e con un management visibile. In assenza di coinvolgimento, conoscendo il bilancio di Crcento, considerato che da nostre valutazioni serviranno almeno 150-200 milioni di aumento di capitale, temiamo che a fronte di un importo di tali dimensioni, inevitabilmente le nostre azioni caleranno di prezzo».

I piccoli azionisti centesi vedono inoltre «il reale pericolo che sia la Fondazione Crcento che la Fondazione Carife perdano la maggioranza del capitale della realtà risultante dalla eventuale fusione delle due banche partecipate, a favore di investitori esterni e a danno dei piccoli azionisti, come sempre succede in casi analoghi. Non vorremmo che tutto ciò fosse un progetto di breve respiro a favore solo dei grandi soci privati. Infine gli endorsment gratuiti apparsi sulla stampa di questi giorni da un economista e da esponenti dell'imprenditoria locale e rappresentati di istituzioni a favore del management ci appaiono stonati nei confronti delle centinaia di dipendenti che in questi anni hanno sostenuto con la loro faccia la reputazione sia della Crcento che della Carife».

Nonostante il «forte dubbio sulla operazione prospettata», i piccoli azionisti di Caricento auspicano però «che il risultato di tutto ciò vada a benefico anche dei piccoli azionisti». Lasciano cioè una porta aperta in caso di garanzie sul concambio azionario e sul progetto.

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