La Nuova Ferrara

Ferrara

Gli studenti ferraresi spaventano i cinesi

di Azeglio Biagioni
Gli studenti ferraresi spaventano i cinesi

Erano a Prato per vedere il famoso Macrolotto zero. Gli orientali li hanno chiusi in un vicolo e hanno chiamato la polizia

3 MINUTI DI LETTURA





I cento studenti del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara oltre a restare davvero colpiti dalla Chinatown di Prato hanno anche vissuto un’avventura: l’altro ieri si sono presentati in così tanti in Chinatown (la zona della di Prato dove fervono le attività imprenditoriali dei cinesi) da metter paura a chi ci abita. Gli studenti sono stati chiusi in una strada senza sfondo e poi quelli di Chinatown hanno chiamato la polizia.

Ma vediamo come è andata. Una volta arrivati in città la comitiva è partita da piazza Santa Maria delle Carceri. Ciceroni i docenti Alessandro Gaiani e soprattutto Marcello Marchesini, pratese che tra l’altro è nato proprio dove ora sorge la Chinatown. «Volutamente – dice l’architetto Marchesini – abbiamo scelto di far arrivare i ragazzi a piedi in via Pistoiese per far loro capire la differenza di architettura tra il centro e questa zona».

Per i giovani studenti varcare la soglia di via Pistoiese è stato immergersi in un altro mondo. Si vedeva da come osservavano i negozi, le scritte sopra i locali e poi la loro curiosità. Erano informati del fatto che i cinesi attaccano biglietti con numeri di telefono ovunque e per loro non è stato difficile trovare la conferma di quanto sapevano. E i muri pieni zeppe di scritte? Sicuramente un pugno in un occhio ma da fotografare. I giovani camminano lungo il marciapiede fra gli odori di involtini primavera. Incontrano solo orientali che conversano fra di loro in cinese. Ad una signora dagli occhi a mandorla chiedono se parla italiano. Ma questa fa cenno di no con la testa.

Quei ragazzi, che erano stati informati anche attraverso immagini su cosa è il Macrolotto zero (così è denominata la caotica zona di Prato popolata dai cinesi) sono attratti da questo angolo di città, che se ben ridisegnato potrebbe essere anche motivo di interesse turistico.

Ma questa è una storia che da raccontare ha sempre tanto. Rimangono stupiti i cento studenti di Architettura alla vista di un mondo dentro la città, dove quello che hanno visto deve essere raccontato e va documentato con i moderni strumenti a disposizione, ovvero iPhone ed iPad.

Prendono appunti mentre i loro professori parlano di come sono stati costruiti gli stabili, fotografano le vetrine da dove penzolano lanterne rosse. Poi, entrano in una traversa di via Pistoiese, dove i docenti spiegano l’architettura usata per quegli immobili e qui succede un curioso episodio che ha come protagonisti gli studenti, i cinesi impauriti e sospettosi, la polizia. Un fatto dove, per una volta, i ruoli si ribaltano. Infatti, ad allertare le forze dell'ordine non sono gli italiani che reclamano per problemi legati alla convivenza con il popolo orientale ma viceversa.

Sono stati alcuni cinesi a telefonare alla polizia preoccupati di quanto stava accadendo nella traversa di via Pistoiese. Tutta quella gente là dentro cosa stava facendo? In quel vicolo c’è una fabbrica dove lavorano diciassette cinesi e solo tre italiani. E solo questi ultimi si raccontano ai ragazzi dell’Università di Ferrara. I cinesi in giro per via Pistoiese osservano increduli tutte quelle persone che entrano nel “loro” territorio. Uno ad uno arrivano davanti all’ingresso, fino a formare una folla lungo il marciapiede. Poi, senza chiedere chi fossero e cosa stessero facendo quei ragazzi chiudono il cancello che dà sulla strada e avvertono le forze dell'ordine giunte sul posto, pochi minuti dopo, con due pattuglie della polizia. Ad uno degli insegnanti il compito di spiegare ai poliziotti il perché della loro visita e tutto si è chiarito. Anche con i sospettosi cinesi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google