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Renzi alla battaglia sul lavoro: è di destra conservare tutto così

Stefano Ciervo
Renzi a Ferrara
Renzi a Ferrara

Ma sull’articolo 18 non nasceranno larghe intese. I sindacati? Qualcosa avranno sbagliato anche loro Esordio con uova sul palco e cori di grillini e sinistra, scatta la denuncia. Finale in un diluvio di selfie

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FERRARA. Alla giornata-ricordo della strage di Lampedusa è stata dedicata l’introduzione dell’intervista di Renzi, con la presenza sul palco dei rappresentanti di Medici senza frontiere, e i primi messaggi forti del presidente del Consiglio. «SI è deciso d’intervenire in Libia senza pensare al futuro, e oggi il 97% dei rifugiati viene da lì, anche se non sono tutti libici. Finché non interveniamo lì cercando di portare pace e democrazia non risolviamo».

E ancora: «Abbiamo raggiunto una sintesi sullo Ius soli temperato: diritto di cittadinanza agli stranieri nati in Italia prima dei 18 anni, a condizione di aver frequentato un ciclo scolastico. Sembra complicato ma un sindaco lo capisce bene».

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È iniziata con le uova lanciate sul palco, è finita in un diluvio di selfie. Le due ore scarse di Matteo Renzi in centro sono state segnate dagli estremi, la contestazione aspra di grillini e sinistra, e l’identificazione fisica di tanti, giovani e non, con il viso sorridente del premier.

Paradossi da star, anche se rispetto alla prima apparizione in piazza Municipale, due anni fa alle primarie Pd poi vinte da Bersani, il volume dei renziani entusiasti si è abbassato, di fronte alle complicazioni dei primi mesi di governo: il pubblico di Internazionale, come lo stesso premier ha sottolineato, è del resto tra i più di sinistra e comunque diverso dall’elettorato standard. Il presidente del Consiglio è arrivato ancora una volta dal retro, piazza Cortevecchia, in lieve ritardo, ma stavolta non si è concesso il caffè da Aroldo caro al suo nuovo consigliere economico, Luigi Marattin, che lo scorta assieme a Dario Franceschini e Patrizio Bianchi.

Breve sosta negli uffici di Internazionale, poi subito sul palco, a suo agio tra gli inviati della stampa internazionale, di fronte ad una piazza realmente stracolma (3.000 abbondanti seduti su 400 seggiole, in piedi e sullo scalone). Renzi concederà solo un riferimento “ambientale”, «fatemi fare i complimenti al Comune perché il 13 ottobre riapre una scuola terremotata», da subito deve invece sfoderare le unghie per rispondere al lancio di uova che raggiungono il palco schizzando anche il calzino di Ferdinando Giugliano (Ft).

A lanciarle, condendo il tutto con cori ad alto volume e cartelli, è un folto gruppo di grillini (Alessandro Cantale, Francesca Tavone e la consigliera Silvia Mantovani, tra gli altri) e anti-accordo transatlantico (tra i quali Andrea Ricci, Prc). Il massiccio apparato di sicurezza si muove, viene identificata una ragazza di 25 anni, C.A, studentessa nata a Palermo, con in mano la confezione semivuota da 4 uova: sarà denunciata per lancio pericoloso.

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Il premier rintuzza così: «Ho imparato tanto da Internazionale, anche il rispetto delle idee e delle persone, e credo che tante persone sono qui non per farsi una frittatina o una crepe ma per ragionare: rispondiamo con un sorriso ai tentativi di tappare la bocca». Non finisce lì, perché questo gruppo di contestatori insiste per tutta l’intervista, oscurando le altre contestazioni organizzate: No Tav e diritti civili in piazza, Fratelli d’Italia “ingabbiati” a fianco del Duomo, con i loro striscioni pro-marò.

Il Renzi pensiero è riassumibile in pochi messaggi forti, quasi dei tweet. Il primo, al netto dei temi internazionali, è sugli 80 euro, «il mio argomento preferito: li ha presi in giro chi ha uno stipendio di 5.000 euro, non il metalmeccanico». La seconda frase, anzi un mini-collage, piomba su articolo 18 e dintorni: «É di destra conservare le cose come stanno. Martedì incontrerò i sindacati, sono disposto a discutere di tutto (salario minimo, più forza al contratto territoriale) ma lasciatemelo dire, anche i sindacati devono cambiare: non è pensabile che non abbiamo avuto colpe».

Qui Renzi si prende l’applauso più forte del pomeriggio, anche se la vera ovazione la piazza la riserva a... una domanda, «come possiamo spiegare ai lettori tedeschi o di altri paesi il fattore B., cioè una persona che è stata condannata, è ai servizi sociali ecc. e riscrive la Costituzione» è il dilemma di Michael Braun (Die Tageszeitung).

«Potete pure applaudire, ma finchè Forza Italia prende milioni di vostri voti, devo tenerne conto per riscrivere le regole» risponde in maniera fulminante il premier. Che appare piccato dopo l’interruzione di Giuliano, «non le ho chiesto degli accordi con l’opposizione sulle riforme istituzionali, ma sull’articolo 18», «se non posso parlare di legge elettorale e riforme istituzionali, allora dico che non accadrà di convergere sul mercato del lavoro, ma se dovesse accadere ciò non porterà ad un governo di larghe intese».

E, comunque, niente selfie con Berlusconi, «non è proprio il mio tipo», è la confessione di Renzi a Irene Hernandez Velasco (El Mundo), la giornalista alla quale il direttore di Internazionale, Giovanni De Mauro, toglie il microfono di mano per dichiarare il fuori tempo massimo. C’è stato il tempo di rispondere a Bersani («calo degli iscritti? Preferisco prendere il 41%»), poi è bagno di folla nella piazza ribollente di «Matteo, Matteo». Quel 50% di gradimento attribuito dai sondaggi, visto da qui sembra perfino scarso.

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