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Colture bio, toccasana per superare la crisi dei consumi

Colture bio, toccasana per superare la crisi dei consumi

Crescono gli acquisti in controtendenza con il calo generale Nei primi cinque mesi del 2014 solo nella Gdo +17%

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In una situazione di crisi generalizzata dei consumi e di grande difficoltà del settore agricolo - con prodotti ortofrutticoli e seminativi che continuano a registrare prezzi alla produzione che non coprono i costi sostenuti dalle aziende - il settore biologico segna un deciso segno positivo. Nei primi 5 mesi del 2014 i consumi di prodotti biologici nella Grande Distribuzione Organizzata sono cresciuti del 17% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente - dati Ismea e Consumer Survey di Nomisma. Un trend di crescita che non si è mai arrestato dal 2005 e che, secondo Cia Ferrara, «indica la forza di un comparto che rappresenta una grande opportunità per i produttori agricoli». Sempre secondo l'Osservatorio dei Consumi di Nomisma, il paniere alimentare nel suo complesso è in calo dell'1,5%, ma i consumatori non rinunciano ad acquistare i prodotti biologici, tanto che il 59% delle famiglie italiane ha acquistato almeno un prodotto bio nell'arco di dodici mesi. «Gli agricoltori - analizzano dalla Cia - dovrebbero dunque sfruttare subito questa tendenza e considerarla come una delle possibili vie per superare la crisi che quest'anno è diventata insostenibile. Eppure l'agricoltura biologica sembra non riuscire a "sfondare", ci sono ancora resistenze e perplessità, anche se produrre in questo regime non è tecnicamente più complicato, ormai, del farlo in maniera tradizionale. Richiede, certo, un impegno diverso, in alcuni casi maggiore - pensiamo, ad esempio, al diserbo meccanico - ma non crediamo che sia questa diversità a frenare gli agricoltori verso il bio. Per cogliere l'opportunità di questa modalità di coltivare occorre, infatti, una vera e propria "riconversione dell'attenzione". Un cambio di prospettiva, insomma, che prevede l'abbandono delle abitudini consolidate e nuovo slancio per buttarsi in una nuova avventura imprenditoriale a tutti gli effetti. Una riconversione più culturale che tecnica». «A rendere appetibile il biologico - continua la Cia - ci sono anche le considerevoli risorse, oltre 1,5 miliardi di euro, che arriveranno per il settore nei prossimi 7 anni dal Piano di Sviluppo Rurale e i prezzi di mercato che per i prodotti bio sono più alti e consentono ancora una marginalità». Due ottime ragioni, secondo Cia Ferrara, per pensare al biologico, alle quali se ne aggiunge un'altra di pari importanza, «il rispetto dell'ambiente e la salute delle future generazioni che hanno il diritto di respirare aria meno inquinata e mangiare prodotti salubri e di qualità. Certo ci sono ancora innumerevoli passi da fare a livello di sperimentazione per mettere a disposizione prodotti adeguati per i trattamenti colturali, in particolare per i seminativi dove la ricerca è ancora molto indietro. Ma riconvertire un'azienda in senso biologico, soprattutto se già si è in un regime di agricoltura integrata, è una delle soluzioni anti-crisi, una soluzione che si può tentare, soprattutto se l'alternativa è la chiusura dell'azienda agricola e la perdita graduale, ma inesorabile, del patrimonio rurale del nostro territorio».

Andrea Tebaldi

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