Leconte mantiene la Promessa e confeziona un melodrammone
Un film sull’attesa dell’amore ambientato in Germania negli anni Dieci del secolo scorso
GIAN PIETRO ZERBINI. Continua il festival delle opere cinematografiche che prendono spunto da romanzi. Sembra questo un periodo che appare tabù per le sceneggiature origininali, con continui riferimenti alla letteratura. Non fa eccezioni nemmeno un regista illuminato come Patrice Leconte, che attinge dal romanzo di Stefan Zweig, portando sul grande schermo uno di quei melodrammoni di cui i francesi sono autentici maestri. Non nuovo a raccontare amori contrastati e impossibili nella sua lunga carriera, con un cinema raffinato, Leconte è bravo a descrivere una storia in costume ambientata in Germania alla vigilia della prima guerra mondiale con un triangolo amoroso rappresentato da un giovane collaboratore di belle speranze, dall’anziano e facoltoso datore di lavoro e dalla moglie di quest’ultimo, ma coetanea del primo. Ecco che fra i due più giovani nasce un sentimento reciproco ma le circostanze e soprattutto la lontananza - lui poi viene trasferito in Messico - impediscono di svilupparlo e il tutto, con una promessa che titola anche il film, viene rimandato negli anni. Grandi le interpretazioni de i protagonisti in particolare di quel vecchio leone di Alan Rickman.
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