Beppe, se ci metti naso sarò io a dirti «vaffa»
Ecco il testo integrale dell'intervista rilasciata da Marco Fabbri, sindaco di Comacchio, a Stefano Scansani, direttore della Nuova Ferrara. Il primo cittadino comacchiese al governo in Provincia spiega la sua disubbidienza a Grillo E non teme l’espulsione: prima c’è il mio territorio e dopo il Movimento
COMACCHIO. Fa il cameriere volontario alla Sagra dell’Anguilla. Che cosa non si fa per il proprio paese, per la propria città? Anche disubbidire a Grillo. Anche non fare il cameriere delle regole-base del Movimento 5 Stelle. Dopo lo strappo praticato con il suo ingresso nel listone multipartito e quindi nel governo della nuova Provincia, Marco Fabbri spiega tutto.
Si siede al tavolo e apre il libro: «Ricordo benissimo quando per il ballottaggio delle comunali di Comacchio, nel 2012, dissi a Grillo che non doveva e non avrebbe dovuto mettere il naso nelle questioni locali. Gli spiegai che se lo avesse fatto sarei stato libero di dirgli vaffanculo. Certo, a Beppe, sono estremamente riconoscente, ma ci sono cose che vanno cambiate».
Fabbri, lei è un disubbidiente. È entrato nel listone e quindi nel governo della nuova Provincia tradendo le regole e il mandato del M5S. Ha rotto il tabù.
«No, guardi, io di questa mia scelta ho sempre parlato con le persone di cui mi fidavo e quindi non è una novità. Da noi come altrove non ci sono i buoni e i cattivi. Dico che tra gli amministratori deve prevalere il buonsenso. E qui ci ho messo del mio».
Sono ragioni un po’ complesse, sindaco. Che cosa si aspetta, adesso? Un richiamo? L’espulsione dal movimento?
«Mi aspetto quello che è successo fino a oggi, dal momento della mia elezione nella nuova Provincia. Ricordo benissimo quando per il ballottaggio delle comunali di Comacchio dissi a Grillo che non doveva e non avrebbe dovuto mettere il naso nelle questioni locali. Gli spiegai che se lo avesse fatto allora sarei stato libero di dirgli vaffanculo. Certo, a Beppe, sono estremamente riconoscente, ma ci sono cose che vanno cambiate».
Grillo non batte ciglio. Ma il deputato Ferraresi picchia duro. Continua a ribadire che lei ha sbagliato, è fuori dal seminato, che se n’è fatto un baffo delle regole del movimento. Insomma, Ferraresi dice che M5S la boccia.
«Sa che cosa le dico? Che Ferraresi mi pare un bravo ragazzo, catapultato in una posizione difficile: quella del parlamentare. Ma alla fine, qualcun altro, si è trovato a governare. Sono io, sono i sindaci. Noi siamo in una posizione diversa».
È questo il motivo del legame e dell’alleanza con l'eretico sindaco grillino di Parma, Pizzarotti?
«Ecco, proprio Federico, è un sindaco che si è ritrovato a governare una città con moltissimi problemi, ha creduto nel movimento, ma che reagisce, non se ne sta zitto e supino. Lo ripeto: la distinzione interna fra buoni e cattivi non è quella adeguata».
Fabbri, quando ha avuto questa illuminazione? Coincide con la sua decisione di entrare in Provincia con al razza dei partiti del sistema?
«La questione del mio ingresso nella nuova Provincia è una decisione che ha qualche tempo e sulla quale non ho mai fatto retromarcia. Mi sono chiesto e chiedo alla mia gente e ai ferraresi: vogliamo che Comacchio sia ancora isolata dal resto del territorio?».
Ma governerà con un sindaco-presidente del tanto vituperato Pd, Tiziano Tagliani, della mangiatutto Ferrara.
«Ci sarà da litigare, discutere, e io sarò presente. Voglio convincere Tagliani che la prospettiva, la scelta, il futuro del Ferrarese non può essere Bologna. Bisogna privilegiare l’asse con Ravenna e Venezia. Al contrario noi rischiamo di diventare un quartiere di Bologna, considerando che nei prossimi anni Comacchio avrà margini di crescita che nessuno ha».
Ecco, qualcuno intravede nella sua nuova vita politica un’apertura al cemento, alla deprecata imprenditoria, al libero mercato, a una Comacchio bulimica edilizia.
«L’altro giorno nelle Marche, a Borgo Lanciano, presentando la mia terra e la mia acqua ho parlato del Delta, non di Comacchio. Sono certo di avere meravigliato gli ascoltatori con una sterzata. Ho detto che noi siamo i figli dei tombaroli e dei fiocinini, cioè dei trafugatori di reperti archeologici etruschi e dei ladri di anguille. Li riconosco come nostri punti di partenza, ma superati. Ripeto, Comacchio ha potenzialità incredibili».
La giunta municipale la segue, sta con lei?
«Ha notato? Anche l’assessore Provasi ha provocato il movimento. Si è candidato alle regionalie per il consiglio. La mia giunta è molto varia e continua a lavorare per gli stessi obiettivi: ha messo prima Comacchio del movimento. E poi c’è da interrogarci da dove vengono i 30 voti che mi hanno permesso di entrare nella nuova Provincia di Ferrara".
È vero. Ha conseguito molti voti. Chi glieli ha dati?
«Non lo so».
Ma sa che lei è strategico. Anche nel disegno di Tagliani? «Certo. Io non ero e non sono d’accordo sull’abolizione delle Province, piuttosto come tutto il movimento sono ancora per sopprimere le Regioni. Ecco perché adesso è indispensabile esserci. E poi sono assolutamente convinto che Tagliani sia una persona di buon senso».
Dica la verità. Non è che lei aspirava al consiglio regionale, o guarda a un prossimo mandato parlamentare, chissà, al posto del deputato Ferraresi…
«Sciocchezze. Tra due anni e mezzo torno al mio lavoro di dipendente comunale a tempo indeterminato. Io mi vedo lì. Piuttosto mi rammarico che in queste elezioni regionali non ci sia nessuno di Comacchio, nessuno di qualsiasi movimento o partito. Così anche il mio territorio è indebolito».
Sventola la bandiera comacchiese che è un piacere, e quella di M5S?
«Molti mi cercano o mi fermano per dirmi che se stavo fuori ancora una volta Comacchio non avrebbe potuto dire la sua. Sono uomini, donne, ragazzi di ogni credo, impegno, convincimento, anche contrario a quello di M5S. Siccome non mi devo ricandidare, ecco perché sventolo la bandiera di Comacchio».
Non è che il renzismo ha contagiato anche lei?
«Macché renzismo. Se fossi nel Pd io sarei stato bersaniano. A me non piacciono i trasformismi. Mi piace l’anguilla, ma non la sono».
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