La ricerca sulla Ccsvi da Ferrara nello spazio
Il professor Paolo Zamboni responsabile di un progetto scientifico per l’Asi e la Nasa
Quantificare il ritorno venoso cerebrale in condizioni straordinarie (assenza di gravità) e validare strumenti diagnostici che rappresentano una novità assoluta, e che, una volta "atterrati in ambulatorio" potranno essere utilissimi per le persone malate di insufficienza venosa cronica cerebrospinale (Ccsvi, la patologia venosa scoperta da Paolo Zamboni, dell'Università di Ferrara) ma anche per pazienti cardiopatici. Ecco Drain Brain, uno degli esperimenti scientifici che l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti compirà nell'ambito della missione “Futura”, della Agenzia Spaziale Italiana (Asi) a bordo della Stazione Spaziale internazionale (Iss). La missione, per la quale Cristoforetti partirà il 23 novembre da Baykonur (Kazhakhstan) a bordo della navetta russa Soyuz, durerà sei mesi. Due le novità da testare: il pletismografo, un dispositivo non invasivo e non operatore-dipendente, e la stesura di un tracciato giugulare sincronizzato con l'elettrocardiogramma. Il risultato, ha sottolineato Zamboni, responsabile del progetto per l'Asi e la Nasa, «potrà essere riprodotto e potrà diventare il 'gold standard' per la diagnosi di Ccsvi».
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