Rivolta contro ‘incenerimento libero’
Tagliani con i sindaci emiliani all’attacco dello Sblocca Italia: sbagliato togliere i vincoli. Bratti: il decreto va cambiato
L’inceneritore Hera di Ferrara, al pari degli altri emiliani e lombardi, diventa «impianto di produzione di energia elettrica» e come tale non più sottoposto a regolamentazione regionale. Quindi può scavalcare i limiti imposti dalle autorizzazioni, arrivando a bruciare tutti i rifiuti che riesce, cioè 142mila tonnellate l’anno, indipendentemente dalla loro provenienza. È quanto prevede l’articolo 35 del decreto Sblocca Italia, fiore all’occhiello del governo Renzi, che ravviva i peggiori incubi degli amministratori emiliani già alimentati, un anno fa, dal collegato Orlando del governo Letta. Anni di battaglie legislative e anche legali spazzate via, assieme alla programmazione territoriale sullo smaltimento dei rifiuti: per dire, il decreto non prevede nemmeno la precedenza a quanto prodotto sul territorio ferrarese o emiliano, rispetto a quanto arriverà da Roma e Napoli, probabilmente più redditizio. «Un precedente molto grave» ha commentato Caterina Ferri, assessore all’Ambiente del Comune, dopo che il sindaco Tiziano Tagliani, anche in veste di presidente della Provincia, aveva firmato una dura lettera aperta al governo assieme a molti colleghi emiliani (Forlì, Cesena, Ravenna, Reggio Emilia, Parma, Rimini, Piacenza, Modena, Bologna, Coriano, Misano, Castelfranco, Fidenza, Sasso Marconi e Soliera). Per loro la proposta del governo è «improponibile, se non è limitata a situazioni di emergenza», i flussi di rifiuti in arrivo da altre regioni sono osteggiati «non per protezionismo o mancanza di solidarietà», ma perché «romperebbero il delicato equilibrio tra responsabilità e premialità, che sostiene i risultati e i comportamenti dei cittadini». La lettera è stata inviata anche alla Regione per chiedere l’impugnazione «nelle sedi opportune» del provvedimento.
Contro l’articolo 35 del decreto si stanno mobilitando anche i parlamentari emiliani della maggioranza. «Così com’è non può passare, e non passerà» è il proponimento di Alessandro Bratti (Pd), doppiamente scottato dalla vicenda in quanto, a suo tempo, si era speso per rassicurare gli amministratori locali sull’atteggiamento governativo. La strategia è a doppio binario: da una parte c’è il tentativo di cassare del tutto l’articolo incriminato, dall’altra il “minor danno”, cioè una serie di correzioni che puntano a riempire il vuoto lasciato dalla programmazione regionale. Si comincia già oggi, con la discussione in aula dello Sblocca Italia, ma è chiaro che si tratta di un percorso molto complicato, che potrebbe saltare del tutto in caso di fiducia, con la conseguente cancellazione degli emendamenti.
Stefano Ciervo
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