Troppa teoria, poca pratica È tempo di cambiare
L’ex rettore e già assessore regionale Patrizio Bianchi sugli orizzonti universitari E sulle potenzialità degli studenti, a Roma, nella Notte dei Ricercatori e a Internazionale
Nell'ambito del semestre italiano all'Unione Europea, sabato scorso, a Roma, si è tenuta una tavola rotonda della Crui (Conferenza dei Rettori delle Università italiane) sull'ingresso dei laureati nel mondo del lavoro e sulla presa dei piani di studio. A presiederla è stato l'ex rettore ferrarese Patrizio Bianchi, nonché già assessore all'Istruzione e alla Formazione professionale dell'Emilia Romagna, che ha registrato un'obiezione all'unanimità: "L'attuale percorso universitario è troppo teorico e troppo poco pratico - ha motivato - I cinque anni in aula sono seguiti da un tirocinio tutt'al più bimestrale e da una tesi volta all'interno. Mentre il progetto d'inserimento lavorativo pianificato da Pino Foschi e sperimentato una decina di anni fa fu antesignano al nostro presente. Integrare la teoria con sei mesi di tirocinio prima della discussione e sei a seguito, fu una grande intuizione che neanch'io intesi, e che adesso sarebbe assai più utile del tradizionale metodo tedesco".
LA RICERCA
La Notte dei ricercatori targata Unife che ha raccolto cittadini e non di qualsiasi età intorno ai gazebo di piazzetta municipale, è stata seguita a Bologna, lunedì 29 e martedì 30 settembre, da un focus sull'avanzamento nazionale della ricerca, anch'esso presieduto da Bianchi: "Non si tratta soltanto di stanziare fondi - ha specificato - bensì di mettere in cattedra una generazione di docenti in grado di educare ai criteri della ricerca contemporanea, cominciando a coinvolgere gli studenti avanzati, quali i dottorandi, e trasmettendo loro un approccio nuovo per apprendere la realtà. Che a loro volta trasmetterebbero a chi avessero di fronte".
L'ARTICOLO 18
Il dibattito sulla cancellazione o meno dell'Articolo 18 sta coinvolgendo chicchessia in maniera trasversale, diventato "una sorta di bandiera generale per ridiscutere i rapporti tra governo, imprese e sindacati", ha sostenuto Bianchi domenica scorsa, durante il Festival di Internazionale, a fianco di Emilio Miceli, segretario generale Filctem-Cgil, e Vincenzo Colla, il suo corrispettivo a livello regionale. "Il problema sostanziale - a detta dell'ex rettore - è la questione legata al funzionamento della giustizia civile: i tempi impiegati sui casi economici, in particolare, sono troppo dispersivi e mai prevedibili, come quelli dell'amministrazione pubblica". Perciò a Ferrara è stata impostata una filiera unica, per smaltire le procedure: "quando Berluti - ha poi aggiunto - chiese quanto tempo avrebbe dovuto aspettare per avere le autorizzazioni, la connessione diretta Regione - Provincia - Comune e l'avergli fornito uno sportello unico a cui rivolgersi, la Sipro, lo hanno reso soddisfatto della gestione efficiente del nostro territorio". Le parole dell'assessore, quindi, non si sono allineate completamente a quelle di Miceli, specialmente nelle intenzioni di mettersi d'accordo con le multinazionali, nei confronti delle quali il segretario generale si è manifestato restio. "Dal 2012 a oggi abbiamo perso 5 punti di Pil e 15 di investimenti. Il crollo della competitività italiana è cominciato nel 2009 e va recuperato, non solamente seguendo la domanda di mercato, ma anche sostenendo gli investimenti. "L'inserimento nel mondo del lavoro dei giovani deve essere pianificato per realizzare prodotti di qualità, non solo in quantità, e insieme ad aziende che garantiscano loro una profonda formazione professionale".
Matteo Bianchi
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