Ferisce un infermiere con due colpi di forbici
L’operatore sanitario non è grave, da valutare lo stato psicofisico del feritore
Si è alzato dal suo letto di ospedale, è entrato nella medicheria e ha preso un paio di forbici. Poi si è diretto al front office, dove si trovava l’infermiere che faceva il turno di notte. Lo ha colpito una volta, alle spalle, e quando l’operatore sanitario si è girato per difendersi lo ha colpito ancora. Due forbiciate, una alla scapola e l’altra alla spalla.
È accaduto ieri notte verso le 4 nel reparto di Neurologia dell’ospedale Sant’Anna di Cona.
L’aggressore è un uomo di 48 anni, ricoverato per gravi problemi di salute e sottoposto circa una settimana fa a un delicato intervento chirurgico. Il paziente è stato poi trasferito nel reparto di Diagnosi e Cura, dove è stato sedato ed è ora sotto controllo-tutela da parte dei poliziotti della Questura.
L’infermiere ferito non è in condizioni gravi: ha riportato solo ferite superficiali lacero-contuse che sono state giudicate guaribili in 15 giorni. Tra lui e il paziente non c’erano mai stati contrasti e del resto appare inutile cercare una spiegazione, un “movente” all’aggressione.
Il decorso post operatorio del paziente ha reso necessaria la prescrizione di farmaci che possono aver alterato le sue condizioni. Forse si era appena svegliato da un sogno, probabilmente era in uno stato allucinatorio quando si è armato della forbice e ha colpito l’infermiere. Non ricorda nulla di quello che è successo. Lo ricorderanno a lungo invece gli altri testimoni, che agli inquirenti hanno riferito una scena spaventosa.
Quanto è accaduto, sottolineano dall’azienda Sant’Anna, è stato qualcosa di imprevedibile: l’aggressore non è un paziente psichiatrico e non c’erano elementi che potessero farlo ritenere pericoloso.
Il personale del Posto di polizia del Sant’Anna ha svolto i primi accertamenti e informato il magistrato di turno, il pm Stefano Longhi, che ha aperto un fascicolo per lesioni aggravate. Nei confronti del 48enne non sono stati adottati provvedimenti viste le condizioni psicofisiche anche dovute a conseguenze postoperatorie e di incapacità di controllo.
Anche il trasferimento in un reparto ospedaliero più “protetto” - a sua e altrui tutela - non è stato accompagnato da alcun provvedimento restrittivo- sanitario: il paziente è stato sedato e sottoposto a controllo.
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