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se i ragazzi finiscono nei guai

Ma il processo non è un gioco

Ma il processo non è un gioco

La simulazione tra 300 studenti e tre giudici del tribunale minorile

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Non è un gioco e può finire davvero in un processo: per questo motivo circa trecento studenti delle scuole superiori del territorio ferrarese ieri mattina hanno partecipato all’iniziativa "Non era un gioco. In scena la simulazione di un processo penale minorile". L'evento che si è svolto all'interno della Sala Estense, del consiglio comunale e sala Arazzi rientra nel programma della Festa della Legalità in corso in questo periodo in città e che intende portare alla riflessione dei ragazzi i temi che sembrano distanti e che non sono tali.

Tre magistrati del tribunale per i minorenni di Bologna hanno simulato un processo penale minorile, aperto a domande e spiegazioni; si è trattato di un'occasione di dialogo e confronto "sul campo" tra i giovanissimi e gli uomini di legge. Prima però i ragazzi, divisi in vari gruppi, hanno incontrato i magistrati.

Con loro hanno parlato dei reati più frequenti, dei processi e delle funzioni del tribunale per minori. «Lo scorso anno - ha affermato Flavio Lazzarini, del tribunale minorile di Bologna - abbiamo organizzato un'iniziativa simile con gli studenti delle scuole superiori di Bologna. Penso siano appuntamenti importanti perché da un lato consentono ai ragazzi di conoscere la nostra funzione, e dall'altro permettono a noi di spiegare quali sono le differenze fondamentali tra un tribunale per minorenni e maggiorenni». La vicenda simulata del processo vedeva "al centro della scena" un ragazzo di 15 anni, fermato in discoteca dalle forze dell'ordine poiché in possesso di sostanze stupefacenti, una parte delle quali ha provocato un grave malore alla sua ragazza. Una situazione che può verificarsi davvero, complice anche la non conoscenza dei ragazzi. L'iniziativa è stata organizzata in collaborazione con l'ufficio diritti dei minori del Comune di Ferrara e ha coinvolto diversi soggetti del territorio che per un giorno sono diventati attori, interpretando i diversi ruoli previsti dal copione. «Il giudice del tribunale per minorenni vuole svolgere veramente una funzione educativa. La simulazione più veritiera possibile di un caso - prosegue Lazzarini - per fare capire ai ragazzi come ci comportiamo durante un processo penale, può essere importante a fini formativi».

"Non era un gioco", ha voluto mostrare agli adolescenti il funzionamento di certe realtà da loro lontane solo apparentemente.

Samuele Govoni

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