Imprese ancora in sofferenza
Difficoltà emerse dai dati sulla congiuntura in regione di Unioncamere
Non cambia lo scenario in Emilia-Romagna. La pallida schiarita emersa nel primo trimestre dell'anno è stata oscurata da una nuova caduta, seppure contenuta, di produzione, vendite e ordini.
Il percorso virtuoso della domanda estera ha dovuto fare i conti con l'ormai cronica difficoltà del mercato interno. È quanto emerge dal rapporto di Union Camere dell’Emilia Romagna con la collaborazioen di Intesa San Paolo sulla congiuntura regionale. Una situazione di sostanziale stagnazione, in cui la crescita del commercio con l'estero è insufficiente a compensare il calo dei consumi in un mercato interno quasi immobile.
A soffrire maggiormente sono le piccole imprese, più orientate a operare, per motivi dimensionali, sul mercato interno, e i settori meno aperti all'internazionalizzazione. La ripresa è quindi, ancora una volta, rimandata, in un perdurante clima di incertezza alimentato da una recessione che prosegue dalla fine del 2011.
Queste le principali indicazioni dell'indagine congiunturale relativa al secondo trimestre 2014 sull'industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo.
La produzione dell'industria manifatturiera dell'Emilia-Romagna è diminuita dello 0,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente mentre in Italia il dato è ancora, seppur di poco, di segno positivo (+0,1%).
A eccezione del comparto alimentare (+0,9%) e alla meccanica (+1,3%) che evidenziano una tenuta, l'andamento settoriale è apparso negativo seppur con accenti differenti. Particolarmente accentuata la flessione nel sistema moda (-2,7 per cento), nelle industrie dei metalli, che comprendono larghi strati della subfornitura meccanica (-1,1%), e soprattutto del legno e mobilio (-4%). Quest'ultimo comparto riflette la crisi dell'edilizia che prosegue da oltre tre anni.
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