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Storie di crisi: «Io, artigiano derubato. E nessuno mi fa credito»

di Gioele Caccia
Nico Scalambra
Nico Scalambra

Ha subito un furto. Ma quando ha chiesto un prestito gli è stato rifiutato:  "Gli istituti fanno i contabili e mollano le aziende "

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FERRARA. «Qui non c’era niente nel 2010. Adesso c’è un’azienda produttiva che rischia di chiudere perché le banche si rifiutano di farle credito, e parliamo di poche decine di migliaia di euro». Il denaro che serve per pagare i fornitori e far fronte agli impegni finanziari più impellenti dopo il freno della produzione provocato dall’irruzione dei ladri alla fine di agosto.

Nico Scalambra ha 35 anni e tre anni fa ha realizzato un sogno prendendo in affitto un capannone in via Leoncavallo, zona artigianale a due passi da via Bologna. Le macchine oggi sibilano e sfornano piccoli componenti d’acciaio a getto continuo. A sorvegliare la produzione ci sono gli impianti a controllo numerico; le commesse arrivano dall’industria biomedicale, elettromeccanica e dall’automotive. L’Officina Scalambra vende componenti di precisione, è uno delle migliaia di ingranaggi dell’indotto regionale che alimenta un settore aperto all’export.

Nel capannone entrano barre tonde d’acciaio, esce il prodotto finito. Scalambra ha fatto la gavetta: scuola professionale, corsi di formazione, poi l’assunzione in una ditta di Argelato (Bo) che ha fatto le spese della crisi. All’inizio del 2011, racconta, il grande passo - non in assoluto, certamente grande per lui - con la costituzione di un’impresa artigianale che nel giro di tre anni - spiega orgoglioso - è riuscita ad ritagliarsi uno spazio nel mercato. Affitto del capannone, prestito in banca per l’acquisto della prima macchina, leasing per installare la seconda, il castelletto per finanziare l’acquisto della materia prima e le spese ordinarie. E il fatturato che cresce «ogni anno», aggiunge l’imprenditore.

Nell’estate 2014 arriva la mazzata. L’artigiano fa quattro giorni di vacanza e i ladri gli riservano una brutta sorpresa: entrano nel capannone, caricano 4-5 quintali di merce già pronta (la produzione del mese precedente) e spaccano i due monitor delle macchine a controllo numerico. Danno materiale e produttivo: «sessantamila euro», calcola l’imprenditore.

Un imprevisto da cui forse in un altro momento si sarebbe potuto rialzare senza particolari difficoltà. Ma siamo nel 2014 e l’economia nazionale marcia addirittura all’indietro.

«Ho i fornitori da pagare, devo riprendere la produzione che mi è stata rubata, devo rispettare le scadenze di pagamento e riportare il ciclo a regime - sintetizza l’artigiano - quindi mi rivolgo alle banche». E proprio dagli uffici di tre aziende di credito arrivano i no. L’impresa è piccola, come la somma richiesta che Scalambra non vuole precisare «ma che è inferiore e di tanto al danno subìto a causa del furto». In pratica alcune decine di migliaia di euro. Il futuro di colpo si fa grigio e oggi tende al nero: «Sto cercando di convincere le banche che per loro non si tratta di un impegno che ne metterebbe a rischio l’operatività, mentre se io non ottengo in fretta quei soldi non potrò far fronte agli impegni».

Ma il periodo non è roseo nemmeno per gli operatori del credito. Scalambra per i tre funzionari contattati risulta troppo esposto, con un mutuo e un leasing in corso, il portafogli da gestire. «Due parenti - conclude - si sono offerti di darmi delle garanzie e gli ordini mi consentono comunque di lavorare fino a Pasqua 2015. Ho una difficoltà congiunturale legata alla cassa e un importo richiesto che per una banca è tutt’altro che ingestibile. Le banche devono smetterla di pensare esclusivamente al rating, al rischio e all’esposizione, di fare solo lavoro contabile. Devono muoversi, entrare nelle aziende, non voltarsi dall’altra parte. Non possono tirarsi fuori da tutti i rischi e caricarli solo sulle imprese. Se devono assisterle non possono dare solo l’automobile per fare la corsa ma anche la benzina, l’imprenditore poi deve guidarla fino al traguardo».

 

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