«Italia, penisola eternamente provinciale»
Lo scrittore solidale con gli amministratori ribelli: l’amore non ha età, figuriamoci genere
«La prima cosa che mi è tornata in mente - si è innervosito Roberto Pazzi - quando ho seguito l'iniziativa di Alfano, è stata l'operazione di Amintore Fanfani contro l'orologio della Storia».
La circolare del ministro dell'Interno, dall'altro ieri, ha imposto alle prefetture italiane la cancellazione dai registri delle coppie gay che hanno celebrato le nozze all'estero, negando implicitamente loro la parità dei diritti, l'uguaglianza civile agli etero. E scatenando per tutta risposta il "non ci sto" di svariati sindaci, come Bonifazi per primo a Grosseto, o de Magistris a Napoli, o Merola a Bologna.
Tanto incredulo quanto solidale, nelle ultime ore lo scrittore ferrarese ha manifestato il suo sdegno sui social network, in cui ha riscosso il sostegno convinto di numerosi, tra "like" e commenti indignati versus Alfano.
«Anche Fanfani - ha ripreso - intraprese una sorta di crociata cattolica contro l'opportunità di dare il divorzio al Paese, promuovendo il referendum che credeva di vincere». Tuttavia ognuno sa che gli andò male, poiché il popolo votò a favore del divorzio e nacque nel '74 la legge Fortuna-Baslini, che cambiò la rotta del nostro presente.
«È un tentativo di far rimanere peninsulare e provinciale l'Italia rispetto all'Europa, più libera e con meno pregiudizi nei riguardi delle persone omosessuali - ha motivato Pazzi convinto - Persino in contro-tendenza alla chiesa di Papa Francesco, il cui cardinale primate di Ungheria ha appena riconosciuto elementi di santità nella stabilità delle coppie di fatto».
D'altronde, in casa dell'autore de “La trasparenza del buio”, la ricerca di un sentimento autentico e svincolato dai tabù sociali, la posizione che occupano i libri è direttamente proporzionale alla distanza che egli tiene con gli altri. Più sono vicini, più sono importanti. Perciò l'Ernesto di Umberto Saba sta a guardargli le spalle, «perché l'amore - ha concluso - non ha limiti di età, figuriamoci di genere».
Matteo Bianchi
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