Armi, maresciallo a processo
È accusato di peculato per il possesso di fucili, carabine e revolver
AMBROGIO. Dal primo processo che vedeva coinvolti anche due carabinieri ne è scaturito un altro. E qui l’imputato è un altro carabiniere, un maresciallo che ha prestato servizio alla stazione di Ambrogio, Nicola Rauli.
Ieri questo filone avrebbe dovuto essere unificato con quello principale, ma per una motivazione tecnica l’accorpamento è saltato e ora ogni dibattimento seguirà un percorso autonomo.
Rauli deve rispondere del possesso di 7 armi (fucili, carabine, pistole) che, secondo l’accusa rappresentata dal pm Nicola Proto, non avrebbe dovuto avere. Il maresciallo, che è difeso dall’avvocato Alberto Bova, è un collezionista di armi. Ieri al processo hanno testimoniato gli ex proprietari, tutte persone che le avevano ‘ereditate’ da genitori nel frattempo deceduti e che - hanno dichiarato - non avevano intenzione di intestarsele: le avevano quindi consegnate ai carabinieri chiedendone in vari casi - hanno precisato ieri - la rottamazione. Fucili, carabine e revolver che invece furono trovati in possesso di Raule mentre erano in corso le indagini per il filone principale.
L’esito del processo dipende fra l’altro dal testo di una norma che ieri è stata al centro di un vivace scambio in aula tra un teste dell’accusa, il capitano Giuseppe Aloisi, e l’avvocato Bova. Una questione interpretativa che dovranno dirimere i giudici. Prossima udienza, il 20 novembre. Per il processo principale, invece, rinvio al 5 febbraio 2015. Sono accusati di peculato, tra gli altri, l'ex comandante della stazione di Copparo, Francesco Degosciu, e l'appuntato Franco Trevisanello, addetto alle armi, sottoposto di Degosciu. Le difese contestano le accuse e spiegano che molte armi venivano cedute ai carabinieri, e che gli stessi ex proprietari avevano autorizzato i carabinieri e a cederle a chi volevano.
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