S. Maria in Vado, un nuovo “miracolo”
Durante i lavori di restauro dell’ex convento scoperti sconosciuti affreschi del Settecento e decorazioni del Cinquecento
Dalle pareti spuntano affreschi del Settecento, finora sconosciuti, e dai solai lignei splendide decorazioni del Cinquecento. Un nuovo miracolo a Santa Maria in Vado, non eucaristico come quello del 1171. Questa volta é più profano, ma di grandissimo interesse storico, culturale e artistico per la città di Ferrara.
Le ricerche preliminari per il restauro del convento, costruito di fianco alla storica basilica, hanno portato alla luce testimonianze artistiche di grande pregio. La progettista e responsabile dei lavori, architetto Paola Rossi, con la preziosa consulenza dell'architetto Andrea Malacarne, in questi mesi ha lavorato sodo non solo dal punto di vista progettuale per rendere di nuovo fruibile il convento, inagibile dopo il terremoto del 2012, ma anche sotto l'aspetto dell'approfondimento storico. È stata fatta una minuziosa ricerca sul complesso conventuale di Santa Maria in Vado e sulle principali fasi evolutive che ne hanno modificato l'aspetto e la struttura nel corso dei secoli. L'ingegner Giuliano Mezzadri sta invece curando il progetto strutturale.
Il restauro, come ipotizzato dalla Direzione Regionale del Ministero Beni Culturali, prevede una spesa di oltre 1,6 milioni di euro. Il progetto preliminare, consegnato in questi giorni, passa ora al vaglio della commissione regionale che dovrà decidere l'assegnazione delle risorse. Generalmente la Regione tende a finanziare i progetti post sisma che prevedono la riparazione dei danni e il miglioramento antisismico, ma in caso di edifici di interesse storico artistico è difficile stabilire il confine di un recupero limitato al solo evento sismico. E questo è uno dei casi più significativi e più complessi.
«Nel progetto di restauro per il convento di Santa Maria in Vado - spiega Andrea Malacarne - non è pensabile procedere al consolidamento di strutture recenti e posticce, quando esistono tutti gli elementi per ricomporre le strutture originarie del complesso. Anche l'apparato decorativo emerso dai sondaggi è strettamente connesso agli elementi strutturali originari».
«Il progetto di recupero del convento, finalizzato al ripristino dell'agibilità e al miglioramento delle future condizioni di sicurezza, coinvolge una superficie complessiva di oltre 2.000 metri quadrati - dichiara Paola Rossi - e, oltre all'opera di consolidamento strutturale, riguarda necessariamente anche il ripristino delle finiture e dell'apparato decorativo riportato alla luce».
In questa prima fase di studio del complesso conventuale è stato identificato anche l'antico refettorio dei monaci, un lungo stanzone che nel tempo è stato suddiviso in più locali e che, prima del terremoto, era adibito a palestre per l'attività sportiva. Sorprende oggi vedere dietro alcuni attrezzi ginnici, come le spalliere, spuntare dai sondaggi le tracce di affreschi del Settecento e, in alto, decorazioni nei soffitti risalenti a due secoli prima.
«Curiosa e significativa - sottolinea Malacarne - la scoperta di una trave composta appartenente al solaio del refettorio posta nella posizione originaria ma inserita in un muro costruito in epoca successiva, mentre tutti gli altri elementi che componevano l'antico solaio sono stati identificati in altre parti dell'edificio, riutilizzati nel tempo più o meno impropriamente».
«Anche attraverso l'analisi e la lettura attenta delle facciate del convento - fa notare l'architetto Rossi - si può comprendere la complessa trasformazione che ha subìto la struttura nel corso dei secoli, con innalzamento o abbassamento di solai e conseguente apertura e chiusura di finestre».
Anche l'ultimo piano del convento riserva sorprese: dalle pareti dell'antico corridoio e delle celle dei monaci affiorano altre tracce evidenti di decorazioni pittoriche.
Di ogni scoperta e ritrovamento è stata informata e resa partecipe la competente Soprintendenza.
Quanto di importante emerge da Santa Maria in Vado costituisce un' ulteriore conferma dei tanti tesori nascosti che si trovano a Ferrara in edifici di interesse storico, purtroppo nei secoli occultati da strati di calce e di intonaco, a causa di destinazioni d'uso improprie. Corsi e ricorsi storici: i “graffiti” di fine Novecento lasciati dai contradaioli di Santa Maria in Vado come decorazioni naif della propria sede (che al termine dei lavori tornerà nel convento dopo il momentaneo esilio a Casa di Stella dell'Assassino) lasceranno di nuovo il posto alle splendide decorazioni dei secoli precedenti oggi tornate alla luce. E' la rivincita dell'arte.
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