Cona: il processo sugli appalti«Ecco perché l’ospedale è costato di più»
Saetti (Prog.Este): «Le varianti non erano comprese nel contratto, nessuna concessione»
«Eravamo come un asino che viene frustato, perché cammini più in fretta, da coloro che lo stanno tenendo alla catena».
A parlare è Ruben Saetti, uno degli undici imputati del processo sui presunti sprechi di denaro pubblico legati agli appalti dell’ospedale di Cona. L’asino a cui fa riferimento, rispondendo alle domande del pubblico ministero Patrizia Castaldini, è Prog.Este, il consorzio titolare dell’appalto e ora gestore dei servizi no-core di cui Saetti è presidente. A far schioccare la frusta e a stringere la catena era invece il direttore dei lavori Carlo Melchiorri, che sollecitava l’avanzamento del cantiere infinito ma al tempo stesso «rimaneva chiuso a ogni nostra richiesta di ulteriori finanziamenti».
Ed è proprio a Melchiorri, bersaglio di innumerevoli sfoghi catturati dalle intercettazioni telefoniche, che Saetti dedica quasi un’arringa: «Ha sempre interpretato il suo ruolo come difensore estremo dell’interesse pubblico. Il suo è sempre stato un atteggiamento durissimo: nel dubbio, non ci riconosceva niente».
Dunque nemmeno un euro in più per il rifacimento di opere eseguite male, ha ribadito Saetti, che è poi entrato nel merito dell’aumento della spesa finale per il completamento di Cona I e la realizzazione di Cona II: 166 milioni di euro contro i 137 del contratto di offerta. Una differenza, ha spiegato al pm, dovuta per la maggior parte (16 milioni) all’alta tecnologia e per il resto (13 milioni) alle cosiddette varianti.
E qui Saetti si è unito ai contestatori del “teorema Pinelli”, il responsabile amministrativo già condannato a un anno in abbreviato per abuso di ufficio, secondo cui quelle varianti erano già comprese nel contratto e quindi sarebbero state pagate due volte. Secondo Saetti invece «tutte le perizie di variante non erano previste nel progetto ed è per questo che non è corretto dire che i costi dell’appalto sono lievitati». E alla pubblica accusa che si dice incredula circa la necessità di una nuova variante per l’impiantistica dopo averne approvata un’altra per l’ampliamento edilizio («è come se a casa mia decidessi di tirar su un muro senza sapere dove saranno i buchi per le prese», è l’obiezione di Castaldini) Saetti replica: «È proprio questo l’errore che è stato fatto: aver considerato un ospedale come un’abitazione privata, ma un ospedale è tra i progetti più complessi che si possano immaginare ed è normale, in edilizia, considerare l’impiantistica solo in un secondo tempo».
Prima ancora era stato ascoltato Roberto Trabalzini (Consorzio Cona) chiamato a rispondere sull’adeguamento dei prezzi per le forniture di materie prime in contratti a prezzo fisso, mentre Mario Colombini, ex dirigente di Calcestruzzi, è stato interrogato sulla qualità del calcestruzzo, che la procura contesta come inadeguata: «La predisposizione dei mix design del calcestruzzo fornito è stata realizzata dal responsabile del Servizio tecnologico di zona - ha detto Colombini - Quale consigliere delegato mi occupavo della pianificazione strategica, della approvazione dei budget di gestione annuali», mentre «le ricette per la produzione dei diversi tipi di calcestruzzo erano predisposte dai responsabili del servizio tecnologico, presenti in ciascuna zona, sulla base degli impegni contrattuali assunti con il cliente».
Alessandra Mura
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