Il corteo degli studenti contro la “buona scuola”
Quasi duecento ragazzi hanno partecipato alla manifestazione dell’Uds «Contestiamo la linea del Governo: Renzi-Giannini peggio della Gelmini»
Gelmini e Giannini pari sono. La contestatissima Mariastella, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca nell’ultimo Governo Berlusconi, somiglia tantissimo – e non solo nel nome – a Stefania, che oggi presiede quel dicastero nell’esecutivo Renzi. Ne sono convinti i quasi duecento studenti che ieri, organizzati dal sindacato studentesco Uds, hanno sfilato da piazzale Dante fino al centro cittadino, recando striscioni con scritte come ‘Contro l’austerità casa, reddito e istruzione per tutti’ oppure ‘La scuola non si vende e non si paga’. «Siamo contro la scuola che vogliono Renzi e Giannini, contro una riforma (la buona scuola) senza consultazione e imposta dall’alto: nonostante il Pd si presenti come partito di centrosinistra è lontanissimo da noi» comincia ad arringare il primo oratore dal furgone un corteo composto quasi solo da minorenni, studenti dell’Ariosto, del Roiti, del Carducci, del Dosso Dossi e del Vergani. «Oggi si scende in piazza in tutta Italia perché Renzi ha varato un piano scuola – spiega Margherita Dondi – che continua sulla linea degli scorsi anni: con la logica dell’impresa, con stage che non sono momenti formativi e col dare sempre più autonomia ai dirigenti, i quali per raccogliere fondi devono andare alla ricerca di aziende finendo per non occuparsi più di didattica e facendo i manager». Gli slogan sono conseguenti. «Renzi-Giannini, peggio della Gelmini» scandiscono i ragazzi, mentre – quando ormai si sfila in via Pavone – dal furgone si parla di «una lotta legata a quella dei lavoratori contro il Jobs Act e a quella contro le opere inutili come la Tav». Sulle sbarre dello spartitraffico di Biagio Rossetti, in pratica di fronte all'Ariosto, vengono attaccati cartelli in cui si denuncia che non è più il tempo per bistrattare la scuola e per finanziare le private. C’è spazio pure per un ricordo di Federico Aldrovandi.
Gabriele Rasconi
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