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Filo, la fornace al capolinea In 29 senza lavoro

FILO. Sulla fornace di Filo è stata scritta definitivamente la parola fine. Tutti i 29 dipendenti (qualcuno però nel frattempo ha trovato una nuova occupazione ma siamo nell’ordine di poche unità)...

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FILO. Sulla fornace di Filo è stata scritta definitivamente la parola fine. Tutti i 29 dipendenti (qualcuno però nel frattempo ha trovato una nuova occupazione ma siamo nell’ordine di poche unità) sono stati licenziati. Il commissario liquidatore non ha fatto pervenire al ministero dello Sviluppo Economico la domanda riguardante l'ulteriore concessione di sei mesi di cassa integrazione e qujndi i licenziamkenti sono diventati esecutivi (i dipendenti avevano ricevuto le relative lettere nei giorni scorsi). Giovedì mattina si era svolto anche un presidio dei dipendenti del gruppo Vela davanti al tribunale di Brescia (vi avevano partecipato anche alcuni dipendenti dell’oramai ex Fornace di Filo) ma anche questo disperato tentativo non ha sortito alcun effetto. Sempre giovedì nel pomeriggio i sindacati avevano tenuto un’assemblea con i lavoratori nel corso della quale avevano informato le maestranze che tutti i tentativi esperiti erano caduti nel vuoto. Il commissario liquidatore ha iniziato la vendita di quello che rimane all'interno della fabbrica filese. Una ditta specializzata in demolizioni sta smontando tutti i macchinari che saranno poi rivenduti. Lucio Pavani, che fino all’aprile scorso ha fatto parte del direttivo provinciale della Fillea-Cgil e per tanti anni della Rsu dello fornace di Molino di Filo afferma lapidariamente: «Siamo arrivati al capolinea fra il disinteresse delle istituzioni, Comune di Argenta, provincia, Regione ed anche della Lega delle Cooperative. Solo il sindacato ha fatto quello che ha potuto garantendoci gli ammortizzatori sociali». Lo storico stabilimento era l'unico di una vasta area che produceva mattoni, circa 35-40 mila al giorno, di elevata qualità. La crisi si è fatta sentire pesantemente anche nel settore edile ma la fabbrica poteva continuare a produrre in quanto c'erano ordinativi per andare avanti e invece dopo tre anni di cassa integrazione il 9 ottobre sono scaduti anche gli ammortizzatori sociali e per i lavoratori si sono spalancate le porte della mobilità.

Dei cinque stabilimenti che il gruppo possiede, con sede a Corte Franca nel Bresciano, quello di Filo è l’unico ad essere sacrificato. Quello mantovano di San Giovanni del Dosso continuerà a produrre attraverso l’affitto del ramo d’impresa ad una società controllata mentre in quelli di Bologna, ex Edilfornaciai e quello di Borgonato nel Bresciano è prevista una sospensione lunga dell’attività produttiva ma uno dei due stabilimenti viene considerato eccedente rispetto alla produzione necessaria a soddisfare il mercato dei laterizi nei prossimi anni.

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