Rifiuti extra? Dopo i nostri e con bonus
Bratti contro ‘incenerimento libero’ e ripresa delle trivellazioni: ma nello Sblocca Italia ci sono diverse cose positive
Dallo Sblocca Italia all’ex collegato Orlando, le scelte ambientaliste del governo Renzi si stanno definendo, tra polemiche all’interno dello stesso Pd. Fa fede in proposito la posizione di Alessandro Bratti, presidente nazionale Ecodem, la componente ambientalista dei democratici, che sta cercando di modificare lo Sblocca Italia in almeno due punti d’interesse diretto per Ferrara: inceneritori e trivellazioni. «La linea di governo e maggioranza sulle tematiche ambientale segue - premette il deputato - un doppio filone: da una parte i decreti governativi che semplificano e sburocratizzano, dall’altra i provvedimenti d’iniziativa parlamentare che puntano a rafforzare i controlli ex post. Ne sono esempio l’introduzione dei reati ambientali nel codice, e il Collegato ambientale sulla green economy, che sviluppa acquisti verdi, riciclo e riuso. È essenziale che questi provvedimenti procedano in parallelo, mentre c’è la tendenza a portare avanti prima i provvedimenti governativi: non va bene».
Nel merito dello Sblocca Italia, Bratti giudica positivamente i provvedimenti che semplificano le concessioni in campo edilizio («bisogna rafforzare appunto i controlli a posteriori») e rende meno vincolanti in molti casi i pareri delle Soprintendenze, mentre affila le armi sulle trivellazioni, che sul territorio della nostra provincia contano decine di richieste per ora congelate dall’emergenza terremoto. «Il decreto in sostanza sblocca le trivelle in mare e in terra, riducendo ad esempio a uno solo i passaggi autorizzativi, ed è una scelta sbagliata. Capisco che Eni, posseduta al 30% dallo Stato, abbia puntato sull’estrazione dei combustibili fossili, e forse nell’immediato la strategia sarà vincente, ma nel medio periodo non si può non puntare su efficientamento energetico e rinnovabili. In caso contrario - sostiene Bratti - si allontanerebbero gli obiettivi anti-inquinamento studiati per contrastare i cambiamenti climatici, che stanno già producendo disastri come a Genova: non è solo un problema di ritardi sugli investimenti per la sicurezza idraulica».
Questa divergenza non indurrà Bratti a votare contro il decreto («ci sono dentro cose che condivido e la disciplina di partito conta»), mentre la sua opposizione diventa attiva sull’art.35, che consente d’incenerire rifiuti di tutta Italia alla potenza termica massima degli impianti, senza priorità per quelli prodotti sul territorio. Per l’inceneritore di via Diana significherebbe poter bruciare fino a 180mila tonnellate l’anno (dipende dal valore energetico del rifiuto), contro le attuali 130mila autorizzate. «Inaccettabile che non si dia la priorità almeno ai rifiuti regionali, deve poi servire una nuova autorizzazione. Negli emendamenti che voteremo come Pd in commissione ambiente, a partire da lunedì, c’è anche un bonus di 20 euro per ogni tonnellata di rifiuto importato, da scalare in bolletta o impiegare sulla raccolta differenziata: per l’Emilia significa milioni di euro» è il calcolo del deputato. Difficile, insomma, evitare l’import massiccio di rifiuti, cancellando l’articolo.
Stefano Ciervo
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