Sangue infetto, indennizzi per oltre 200 pazienti
La legge ha riconosciuto un risarcimento di 100mila euro a chi ha fatto causa In un convegno ricostruiti i passaggi di una battaglia civica durata più di 20 anni
Saranno rimborsati con 100 mila euro entro il 31 dicembre 2017. Si avvia ad una chiusura positiva, dopo anni e anni di battaglia civica, la vicenda dei risarcimenti richiesti dai pazienti danneggiati da trasfusioni con sangue o emoderivati infetti o da vaccini obbligatori.
Per fornire informazioni alle persone direttamente interessate alle procedure fissate dalla legge (la 114/2014 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 19 agosto) si è tenuto ieri mattina al centro sociale Rivana Garden un convegno promosso dal Centro per la Tutela dei Diritti dei Malati, presieduto da Giancarlo Crociani che era affiancato da relatori che hanno seguito a lungo la vicenda, tra cui gli avvocati Antonio Gatto ed Angelo Ressa. Per conoscere la situazione attuale di 220 pazienti ferraresi che al contrario di altri 500 destinatari del vitalizio bimestrale hanno fatto causa al ministero, bisogna tornare agli anni Novanta quando si sono manifestati i primi sintomi di Hiv e di epatite C legati alla somministrazione di sangue infetto. La vicenda si è sviluppata in più tappe. «La legge 210/92 - ha ricordato l’avvocato Gatto - decretava un indennizzo ma senza prescindere dalla colpa individuata per la mancanza di controlli sul sangue che risultò in parte proveniente dall’estero. Nel 2003 iniziò un percorso riferito in particolare agli emofiliaci che si concluse nel 2007-08 e l’attenzione si estese anche agli altri casi per i quali la controversia proseguì fino al 2009 quando fu pubblicato un primo decreto che fissò i requisiti richiesti per avere l’indennizzo». Ma non fu sufficiente per chi aveva subito danni irreversibili. Dopo altri tre anni, nel 2012, si arrivò ad un nuovo decreto che diede attuazione al precedente del 2009 e precisava ulteriormente i requisiti; in realtà determinava però la cancellazione di molte delle richieste avanzate. «Naturalmente lo abbiamo impugnato - ha proseguito l’avvocato Ressa - ma la risposta non è stata favorevole ai malati confermando o quasi il precedente. Ora la legge del 2014 ha cercato di allargare le richieste ad un numero maggiore di persone cioé anche a quelle che presentarono la documentazione fin dal 2009, equiparando la somma del risarcimento per tutti indistintamente. In precedenza le cifre erano decisamente più elevate arrivando nei casi più gravi anche a 500 mila euro dilazionati però in 10 anni».
All’incontro è intervenuto anche il professor Florio Ghinelli, già primario del reparto Malattie Infettive del S. Anna, che ha annunciato la scoperta di un nuovo farmaco risolutivo per l’epatite C; non ancora in commercio in Italia, abbinato alla cura tradizionale, ha detto, porta alla guarigione. Il suo costo però è elevatissimo anche se si sta cercando di contenerlo; attualmente si può acquistare in Svizzera, costa 35 mila euro e viene somministrato solo ai casi più gravi. Ma la strada è ormai aperta.
Margherita Goberti
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