Un migliaio in corteo per urlare “ no” alla vivisezione
Manifestazione nazionale a Ferrara degli animalisti Lo stabulario dell’Università l’obiettivo della protesta
Erano quasi un migliaio i “No Stabulario” in corteo ieri pomeriggio per le vie di Ferrara, a manifestare contro la sperimentazione scientifica sugli animali e per l'abolizione della vivisezione. Quattro pullman arrivati dal Nord e dal Sud, decine di auto private, più una buona partecipazione di autoctoni: tutti mobilitati per opporsi al nuovo laboratorio di ricerca di Unife. «Nei vostri stabulari-non c'è scienza-ma solo sporchi affari», si intona al megafono.
In corteo tanti cani tenuti al guinzaglio dai loro padroni, numerose le foto molto crude di conigli, scimmie, topi e altri animali sottoposti a trattamento. «Gli effetti sono diversi da specie a specie e non sono replicabili, oltre che inaffidabili dal punto di vista scientifico: lo sa chi lo affermava? Il farmacologo Silvio Garattini nel 1985», dice una manifestante. C'è chi se la prende con le campagne di Telethon, dell'Airc e quella contro la Sla: «Basta dare soldi a una ricerca che sperimenta sugli animali: sono metodi ottocenteschi, finanziamo piuttosto quelli sostitutivi, non basati sulla sofferenza e sulla crudeltà. Lì i fondi mancano, chissà perché». Sfila anche una donna anziana: è malata, sta in sedia a rotelle. Porta un cartello che sgomenta, «fino a che la ricerca sarà di retroguardia, io non guarirò mai».
Il corteo è bello grosso, un agente della Digos annota che «è un bel po' che non di vedeva tanta gente arrivata a Ferrara per manifestare».
Dal camioncino degli Animal Defenders, la sigla organizzatrice cui se ne sono in seguito associate tante altre, si esulta: «Dovreste vedervi da quassù, che colpo d'occhio! Siamo un movimento unito, non composto da visionari». Ecco qualche striscione: «vivisettori evolvetevi», «il futuro è vegano», «gli animali non sono oggetti».
Nel mirino anche la lobby farmaceutica e l'antropocentrismo; va forte sui volantini la citazione di Gandhi secondo cui «di tutti i crimini che l'uomo commette contro Dio e il Creato, la vivisezione è il più nero». «Ma sperimentereste su di voi delle sostanze di cui non avete un'idea degli effetti che provocano sulla salute?», si chiede dal megafono. Insomma, si legge su un cartello, «la scienza senza empatia è solo un'inutile tortura».
La manifestazione, partita dalla stazione e transitata sotto il Castello lungo l'asse Cavour-Giovecca si è conclusa in piazza Ariostea, dove hanno parlato Massimo Tettamanti, chimico ambientale e responsabile legale del progetto Italia Senza Vivisezione, e Valeria Roni, consulente scientifico Lega Antivisezionista.
Fabio Terminali
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