I Ferraresi possono dormire sonni tranquilli? Non proprio
Perché se è vero che né la città né la provincia sono state scelte come basi strategiche per i traffici e le attività legali delle cosche, stando alle dichiarazioni di un pentito, un ex affiliato ai...
Perché se è vero che né la città né la provincia sono state scelte come basi strategiche per i traffici e le attività legali delle cosche, stando alle dichiarazioni di un pentito, un ex affiliato ai clan di Reggio Emilia, la 'ndrangheta emiliana (così stesso la definisce) ha mani ovunque: "nell'Emilia Romagna come... il campo ce l'avevamo in mano noi, tutta l'Emilia Romagna, non è che c'è distinzione Bologna, Modena, Carpi e Faenza, Ferrara, dove potevamo arrivare. Se trovammo altre cosche ci potevamo parlare". Insomma, i confini non fanno paura ai boss. Sconfinare è molto facile. Si muovono rapidi, a seconda dell'investimento o del business da concludere. E non è solo il collaboratore di giustizia a parlare di 'ndrangheta emiliana. Persino la Procura nazionale antimafia nelle sue ultime relazioni la definisce così. Una mafia cioè che da almeno quarant'anni vive nella pianura padana e qui ha saputo modellare le sue antiche caratteristiche al contesto sociale ed economico. Per molti politici, per molti professionisti e imprenditori, le ditte e i servizi offerti dalla criminalità organizzata sono una risorsa più che un pericolo. In fondo, pensano ingenuamente, non sparano per strada, si tratta solo di far girare qualche quattrino in più. In pratica, pecunia non olet.
La mafia calabrese in questo momento è l'organizzazione più forte sia dal punto di vista militare che finanziario. Rispetto alla camorra o a Cosa nostra siciliana, che hanno subito colpi mortali dalle inchieste, le 'ndrine calabresi si sono rigenerate velocemente dopo ogni batosta giudiziaria. E sono quelle più presenti da Roma in su e nei cinque continenti. Certo, non va dimenticato che nella provincia di Ferrara la presenza della camorra, il clan Mallardo in particolare, è stata certificata dalle indagini. Ma questo non esclude che affiliati di altre associazioni mafiose non abbiano scelto di risiedere da queste parti.
Ho un ricordo che risale a molti anni fa. Ero un cronista della Gazzetta di Modena quando mi sono occupato dell'inchiesta Vortice. Un maxi traffico di cocaina gestito da un clan della 'ndrangheta con base a Modena. In realtà però l'operazione portava la firma dei carabinieri di Ferrara, perché in parte quella vicenda riguardava personaggi che bazzicavano in città. Questo particolare è sintomatico di una capacità delle mafie di passare da un territorio a un altro senza attirare l'attenzione. Per questo non possiamo dormire sonni tranquilli sapendo che a Ravenna, Bologna, Reggio Emilia, Modena, esistono enclave mafiose strutturate. Va tenuta alta la guardia proprio laddove il fenomeno non ha raggiunto ancora il suo apice criminale.
Devono perciò preoccupare le interdittive della Prefettura a carico di tre aziende nell'ultimo anno. I settori coinvolti sono l' edilizia e la ricostruzione post sisma, ma non solo: anche la sanità ha avuto la sua impresa bloccata dal prefetto di Ferrara. Il numero può sembrare basso. In realtà le attività economiche ferraresi passate sotto lo screening delle forze dell'ordine sono state in tutto una ventina. Certo, non siamo al livello di Reggio Emilia, dove in due anni i provvedimenti del prefetto hanno raggiunto quota cinquanta. O Modena, dove a essere sospese con lo stesso strumento sono state anche aziende locali molto conosciute e iscritte a Confindustria. Ma sono segnali su cui riflettere per poi agire in fretta. Coinvolgendo nel dibattito associazioni di cittadini e di categoria, professionisti e magistrati, forze dell'ordine e imprenditori. E poi ci siamo noi cronisti, che abbiamo un ruolo fondamentale. Al pari di sentinelle dobbiamo intercettare i segnali meno visibili di un potere che avvelena l’economia e la democrazia.
Giovanni Tizian
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