Fabbri-Berlusconi, l’ombra del patto salva-Mantova
La candidatura del sindaco di Bondeno nell’intesa per fermare il naufragio del sindaco della città virgiliana. L’ipotesi circola a Milano
Dietro e sotto la chiamata ad Arcore di venerdì pomeriggio del sindaco di Bondeno ci sarebbe un patto tra i vertici di Forza Italia e Lega Nord. Questa ipotesi insistente circola a Milano, si insinua a Mantova e rimbalza nella città confinaria ferrarese.
In sintesi: Silvio Berlusconi, pur di salvare il sindaco forzista di Mantova Nicola Sodano da una mozione di sfiducia firmata anche dai consiglieri leghisti, avrebbe raggiunto un'intesa con il segretario leghista Matteo Salvini.
Cioè, convinto uno dei due consiglieri leghisti a ripensarci e salvato così il sindaco di Mantova, la Lega Nord ora merita di presentare il suo candidato alla presidenza della Regione Emilia Romagna, con la benedizione diretta dello stesso Berlusconi.
In questo negoziato sarebbe stata inserita la possibilità che Fabbri possa conseguire le credenziali per diventare candidato del centrodestra tutto. Ma l’orizzonte è turbolento e incerto.
C'è una coincidenza particolare tra il consiglio comunale mantovano che ha tratto il sindaco mantovano dal naufragio, e la chiamata del primo cittadino di Bondeno nella villa dell'ex Cavaliere, ad Arcore. L’atto d’esordio risale a venerdì notte, in forma di psicodramma.
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Il secondo è accaduto nel pomeriggio di sabato. Supervisore il segretario Salvini che era a Mosca per incontrare l'entourage di Putin. La successione dei fatti porta alla giornata di oggi, quando Berlusconi potrebbe sciogliere le riserve sulle alleanze per le regionali emiliano-romagnole e quindi sulla sorte di Fabbri.
Il sindaco forzista di Mantova e la sua giunta sopravvivono con stentato equilibrio su una maggioranza variabile Forza Italia-Lega. Una mozione di sfiducia trasversale, firmata anche dai due consiglieri del Carroccio, venerdì doveva segnare la fine della prima esperienza di un'amministrazione di centrodestra nella città lombarda. All'ultimo momento i due leghisti sono stati raggiunti dall'ordine perentorio di Salvini di disconoscere la mozione di sfiducia, pena l'espulsione dalla Lega. Uno, Luca De Marchi, non ha ceduto. L'altro, Carlo Simeoni, non si è presentato in aula, chiuso nella stanza del sindaco, dopo un parapiglia con i suoi colleghi di partito e l'intervento dei carabinieri, è finito al pronto soccorso.
Così per un solo voto il sindaco Sodano ha mantenuto la poltrona. Poche ore dopo il bondenese Fabbri è stato convocato ad Arcore per la "schermografia" pretesa da Berlusconi, finalizzata a capire chi è, che fa, e confrontarsi con lo stato maggiore di Forza Italia e della Lega Nord emiliano-romagnola.
Se dovesse davvero sussistere il patto per Mantova e non riuscire la candidatura di Fabbri, quest'ultimo potrebbe allora essere immaginato come una vittima sacrificale. Perché il resto della partita (dopo il salvataggio del primo cittadino virgiliano) si gioca in Emilia Romagna e ancor di più dentro la Lega.
Sta di fatto che alcuni referenti del Carroccio sostengono altri candidati, se non aspiranti di Forza Italia. Sull'altro piatto della bilancia salviniana si sarebbero collocati calibri come il segretario leghista di Forlì-Cesena Morrone, il segretario regionale Fabio Ranieri (parmense), nonché il coordinatore di Forza Italia Elio Massimo Palmizio.
Il sindaco Fabbri al telefono dice di non sapere nulla dell’ipotetico patto, ribadisce che la sua campagna elettorale è fondata sui valori della Lega Nord e sugli equilibri con Forza Italia. E Mantova? La risposta di Fabbri, vicino di confine di provincia e di regione, è pronta: «Non è affar nostro».
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