Il tira e molla sul futuro di Medicina
Chiude o no? Il botta e risposta suscita da anni polemiche e contrasti tra politici, medici ed esponenti dell'ateneo
L’elenco è lungo e nutrito: politici, medici, dirigenti della sanità, esponenti di vertice dell’ateneo. Un’annosa sequenza di botta e risposta che ha per oggetto il futuro della Scuola di Medicina e dell’Università di Ferrara, tema spinoso che ha riacceso periodicamente polemiche e contrasti fino all’intervista pubblicata ieri dalla Nuova Ferrara, con l’invito del rettore Pasquale Nappi ad evitare il «catastrofismo».
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L’interrogativo però in città circola da anni e ha guadagnato peso man mano che si avvicinava il giorno del trasloco del Sant’Anna a Cona. Il rettore Nappi, ancora nella fase iniziale del suo mandato (marzo 2011), si trovò a smentire la «leggenda metropolitana» della «chiusura della facoltà e del suo trasferimento in Romagna», rimbeccato a distanza dall’ex consigliere comunale Valentino Tavolazzi (ex Ppf) che a maggio dello stesso anno usò toni perentori: «La facoltà di Medicina è in fase di smontaggio e trasloco a Bologna e Rimini». Alex De Anna, ex consigliere di Iaf, quello stesso giorno non nascondeva la sua preoccupazione: «Non è pensabile perdere Medicina». Dopo il trasloco del S. Anna, la concentrazione dei servizi sanitari in Area Vasta (l’ultimo è stato il 118) e l’annuncio della scomparsa delle Province ha rinfocolato dubbi e timori. Il sindaco Tiziano Tagliani coglieva l’occasione un anno fa per chiedere una verifica della «reale volontà di Bologna di rispettare le eccellenze del territorio».
Pochi mesi dopo l’allora candidato di Forza Italia in Comune, Vittorio Anselmi, gli ricordò che se aveva dichiarato di difendere l’Università aveva anche detto «che quattro in regione sono troppe». Il professor Adolfo Sebastiani si era già espresso nel dicembre 2013, ribattendo all’assessore regionale Lusenti: «Se in Regione quattro facoltà sono troppe non sia quella di Ferrara ad essere soppressa». Bruno Di Lascio, di nuovo in corsa per la presidenza dell’Ordine dei medici, a dicembre 2013 prospettava lo spezzettamento di Medicina; l’ex preside di facoltà Alberto Liboni, a gennaio dello stesso anno, invitava a «potenziare la Scuola di Medicina salvandola da improbabili e dannosi intenti di chiusura o di trasferimento». Nel frattempo la decisione (poi sospesa) di spostare a Bologna lo screening mammografico, di cui la sanità ferrarese è stata pioniera, ha ridato voce ai pessimisti: «È chiaro che c’è un tentativo di svuotare il S. Anna e l’università. Dobbiamo essere in grado di difenderle», ha esortato Antonio Pastore, capo-dipartimento della Chirurgia specialistica il 30 settembre scorso, aggiungendo il suo ai gridi d’allarme di altri colleghi: Francesco Mascoli, Sergio Gullini e Pierluigi Api (Anaao). A loro e ad altri hanno risposto Leonardo Trombelli (Scuola di Medicina) e lo stesso Nappi. Ma la partita non è finita.
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