A Roma per parlare del rigassificatore
GORO. Nei giorni scorsi una delegazione in rappresentanza delle marinerie dell’Emilia Romagna è stata ricevuta al ministero dell’Ambiente a Roma, dal sottosegretario Silvia Velo. La delegazione...
GORO. Nei giorni scorsi una delegazione in rappresentanza delle marinerie dell’Emilia Romagna è stata ricevuta al ministero dell’Ambiente a Roma, dal sottosegretario Silvia Velo. La delegazione composta da Sergio Caselli, coordinatore per l'Emilia Romagna di Lega - Pesca, dal ricercatore Carlo Franzosini e dai rappresentanti della cooperativa Casa del Pescatore di Cesenatico, il presidente Arnaldo Rossi, Mario Drudi e Massimo Sbaragli e Massimo Genari presidente CoPeGo di Goro.
Argomento dell’incontro, il rigassificatore realizzato dalla società adriatic lng, a circa 15 chilometri dalla linea costiera adriatica al largo di Porto Viro e del Parco del Delta del Po e l’impatto sul ripopolamento della fauna ittica nelle acque marine dell’Emilia Romagna e i possibili effetti negativi causati all’attività di pesca, derivanti dal suo funzionamento a ciclo aperto. I rappresentanti delle marinerie, confrontandosi con i rappresentanti dell'Ispra (Istituto superiore protezione e ricerca ambientale), ente incaricato di eseguire le verifiche sull’impatto ambientale del rigassificatore, hanno posto formalmente sui seguenti quesiti: «Cosa succede alle forme di vita presenti nelle acque marine che vengono filtrate attraverso il funzionamento a ciclo aperto dell’impianto per il processo di lavorazione?». «Considerato che da alcuni anni, i pescatori lamentano un calo verticale delle catture, è stato effettuato un monitoraggio in grado di verificare l'’eventuale impoverimento della fauna ittica nelle acque marine dell’Emilia Romagna dall'entrata in funzione del rigassificatore con questa modalità di esercizio (2009) ?». «L'utilizzo di cloro nel processo di lavorazione dell’impianto, ha determinato un danno chimico - fisico all’ecosistema?».
Se sono state fornite informazioni più che rassicuranti riguardo a possibili forme di inquinamento chimico - fisico, che i tecnici di Ispra hanno escluso categoricamente, altrettanto non si può dire per gli altri quesiti posti all’attenzione del sottosegretario Velo.
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