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La Caricento vuole Carife, senza indugi

Stefano Scansani
Maiarelli (Fondazione Carife) e Roncarati (presidente Caricento)
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Maiarelli (Fondazione Carife) e Roncarati (presidente Caricento)

Si cercano nuovi soci e un partner per contrastare la Banca Popolare di Vicenza

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La Cassa di Risparmio di Cento si prenderà la Cassa di Risparmio di Ferrara? Un popolo di specialisti d’alto bordo e gente che ha familiarità solo con lo sportello sotto casa, prende questa probabilità sottogamba. Ritiene il tentativo centese una mission impossible. Perché la Carice è piccola, coincidente per interessi, sportelli, azionisti all’estenuata Carife, un doppione, e perché circola un’altra miriade di bla bla che vanno a scomodare anche la Bibbia paragonando l'impresa a Davide e Golia. Quest'ultimo, giganteggiante, è la Banca Popolare di Vicenza la quale da mesi ha per le mani i conti della Cassa commissariata di città. La Popolare di Vicenza ha ormai dichiarato interesse e aspetta tre avvenimenti per esporsi con decisione ultimativa: il temutissimo giudizio della Bce; che i commissari sgravino Carife dalla zavorra napoletana di Commercio & Finanza; che la Fondazione Carife si conceda (anche sul prezzo) in assenza di altri aspiranti. Questo è il quadro.

CLIMABOX Ben diverso dalla delicatezza della Madonna col Bambino tra i santi Carlo Borromeo e Caterina d'Egitto. Questo dipinto del Guercino serrato nella protezione del climabox sovrasta la scrivania del presidente di Carice, il magnanimo silente Carlo Alberto Roncarati. Ecco, anche Roncarati è chiuso e impenetrabile nel suo climabox. Risponde all'intervista, ma non si sbilancia, non va oltre. Di qua l'argine di Binkitalia, che ha dato l'autorizzazione all'accesso ai conti di Carife; di là la diga del segreto strategico. Tale e quale è l'altro climabox di Caricento, ovvero il direttore generale Ivan Damiano, che invece è ascetico silente.

QUATTRO PERCORSI Gentili, mi hanno accolto in Palazzo Rusconi, sede storica della Cassa, generosi di premure storiche e artistiche così insistenti da rappresentare vere e proprie palizzate intorno alle quattro ipotesi che pencolano sui destini dell'istituto ferrarese. Provo ad asciugarle di seguito: 1. La Carice manifesta interesse per la Carife per una questione di rodata amicizia e vicinanza: compete con la BpVi per tirare su la quotazione dell'istituto ferrarese, ma poi se ne esce. Buona samaritana. 2. La Carice ha intenzioni vere, realistiche. Vuole provare davvero a rimodularsi acquisendo la Carice. 3. La Carice è sostenuta nell'iniziativa con una cordata che vede la presenza delle Casse di Risparmio di Rimini e di Cesena per la costituzione di una sorta di federazione. 4. La Carice ha il timor panico dell'approdo della BpVi nel territorio. Così si infila nei negoziati per trattare con i veneti un patto di non belligeranza. Il viaggio a Cento, al dì là della contemplazione del Guercino, della visita alla filiale number 1 e una passeggiata sotto i portici (così belli e nebbiogeni), non fornisce risposte. Da altre fonti, situazioni, confronti, induzioni e percezioni è però possibile intercettare l'ipotesi plausibile. Sarebbe la 2. Escluderei le altre, con motivazioni immediate.

L’OCCHIO DI BANKITALIA La mossa di Carice non può essere soltanto mirata a far levitare il valore di Carife perché le regole e l'occhio di Bankitalia sono rigorosi. Se la Cassa di Cento ha avuto accesso ai conti della cugina ferrarese è perché ha espresso in via esplicita il suo interesse e da lì non può scappare. Fonti bancarie escludono un interesse delle Casse di Rimini e Cesena per una federazione con Cento a causa delle loro condizioni soggettive e le strategie divaricate; tra l'altro servirebbero anni per predisporre un progetto di comunanza. E i tempi stringono. La quarta ipotesi sarebbe da escludere quanto la prima. Ripeto: l'accesso al data room dell'istituto commissariato inquadra già l'impegno assunto da Caricento. Guardo negli occhi Roncarati, interrompendolo nella dissertazione sui libri centesi-ferraresi ordinati alle sue spalle. Gli dico che comunque, con quei conti della Carife tra le mani, prima o poi qualcosa Carice dovrà dire. Il presidente fa capire entro l'anno, e poi si ritira sotto la sacrosanta protezione del Guercino. L'indizio - così flebile - permette comunque di comporre un ragionamento che parte della novità del giorno: la Cassa centese ha deciso di promuovere l'allargamento della compagine societaria, cioè potenziare lo zoccolo partecipativo dell'istituto. Roncarati s'affretta a ricordare che l'operazione è in corso da un paio d'anni. Ma la concomitanza della promozione con le prospettive imminenti è troppo forte. In altri corridoi si può anche apprendere che sempre Carice insieme al controllo del peso della smagrita Carife sta cominciando a pianificare un progetto di integrazione con la ferrarese assecondando una legge che oggi vale per tutti, Comuni, aree vaste, servizi: aumento della scala dimensionale, quindi inevitabile irrobustimento. Che per la piccola e sana Carice significa cercare e trovare un investitore istituzionale come partner nell'impresa. Cioè un imprenditore, un fondo specializzato, una compagnia assicurativa, un'altra banca. In conclusione Carice starebbe facendo sul serio.

FORMULA SCHUMPETER Il direttore generale saluta citando Joseph Schumpeter, l'economista austriaco il cui pensiero non è lontano dal flusso Ferrara-Cento, dalla tramontante Carife e dai pacchetti di cento azioni Carice offerte a 2.100 euro. Il fenomeno della "Distruzione creatrice" fu analizzato da Schumpeter nel 1942. In parole povere: l'innovazione può impattare su determinati settori così intensamente da obbligare le società che vi appartengono ad evolversi, pena l'estinzione. C'è qualcosa che collega questa teoria a ciò che Roncarati ha detto poco prima: «La dimensione attuale non ci garantisce un futuro. La parola d'ordine è irrobustirci».

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