La Nuova Ferrara

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Tagliani ha scelto gli 8 collaboratori

di Marcello Pradarelli
Tagliani ha scelto gli 8 collaboratori

Il monito del presidente-sindaco: «Dimenticatevi il Comune di provenienza, si lavora nell’interesse di tutta la Provincia»

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Comincia senza il leghista Alan Fabbri la prima riunione del consiglio provinciale eletto il 29 settembre dai consiglieri comunali dei 24 comuni ferrraresi.

Trascorso il classico quarto d’ora politico-accademico il presidente Tiziano Tagliani apre i lavori, proceda alla convalida degli eletti e giura sulla Costituzione augurandosi di avere manforte dai 12 consiglieri che gli fanno corona. Nel frattempo Alan Fabbri, che deve essere già preso dal ruolo di candidato del centrodestra alla presidenza della Regione, fa il suo ingresso in quella che fino a pochi mesi fa era la sala della giunta provinciale e che per ora accoglie il consiglio.

Si comincia. Ora che l’organismo è al completo, Tagliani può passare alla distribuzione degli incarichi. Premette solo che sono provvisori, in quanto si attendono chiarimenti da parte del sottosegretrario Bressa sul riparto delle competenze tra presidente e consiglieri. Fino al 31 dicembre sarà una Provincia a mezzo servizio, ma con tutto il lavoro che c’è da fare Tagliani e la squadra istituzionale che si è coagulata attorno alla lista Provincia Insieme hanno deciso di essere subito operativi. E per esserlo occorre suddividere il lavoro.

Alan non c’è. I collaboratori di Tagliani sono 8 sindaci-consiglieri. All’appello manca solo Alan Fabbri, ma il fatto che non abbia incarichi non è legato alla sua nuova avventura elettorale. Le “deleghe” sono state concordate una settimana fa e il criterio seguito è stato quello di inserire nella “squadra” due rappresentanti di ogni unione comunale.

L’avvertimento. Tagliani, prima di ufficializzare gli incarichi, ne precisa i contorni e le funzioni: «Nessuno di noi qui rappresenta l’ente di provenienza. Dimentichiamo il nostro Comune e lavoriamo come rappresentanti di tutta la provincia». Avverte anche i suoi collaboratori: «Avrò cura che le deleghe siano gestite nell’interesse di tutta la provincia, da Goro fino a Pieve di Cento esclusa, scusate ma non so cosa c’è all’altro estremo». Il messaggio è chiarissimo: niente favoritismi, massimo rigore istituzionale.

Gli incarichi. Nicola Rossi (sindaco Pd di Copparo) è stato nominato vice presidente e dovrà occuparsi di ambiente e agricoltura; a Nicola Minarelli (Portomaggiore, Pd) Tagliani ha affidato bilancio e patrimonio; Piero Lodi (Cento, Pd) si occuperà di trasporti e strade; a Fabrizio Toselli (Fi, Sant’Agostino) sono stati assegnati politiche del lavoro, formazione professionale e attività produttive; Antonio Fiorentini (Argenta, Pd) dovrà occuparsi di edilizia scolastica e politiche dell’istruzione; caccia e pesca sono gli inarichi assegnati a Diego Viviani (Goro, Pd), mentre per Marco Fabbri (Comacchio, M5S) c’è il turismo; Gianni Michele Padovani (Mesola, Psi) dovrà sobbarcarsi protezione civile, difesa del suolo e informatica.

Niente uffici. Tagliani precisa che non di vere e proprie deleghe si tratta, ma di incarichi che consentono ai sindaci-consiglieri di intrattenere rapporti con le associazioni e con le amministrazioni locali. Uffici per ricevere non ce ne sono: mezzo Castello è in ristrutturazione post-sisma: «Nell’attesa metto a vostra disposizione il mio ufficio di presidente»

I conti. La prima riunione del consiglio potrebbe finire qui. Ma Tagliani ha voluto rendere ulteriormente consapevoli i consiglieri delle missione che li attende e ha ceduto poltrona e parola al ragioniere capo Anna Previati, la quale ha spiegato in quante spanne d’acqua si muove la Provincia. Il bacino in questi anni si è notevolmente prosciugato: dallo Stato non arriva praticamente più un euro, presto se ne andranno altri 2,9 milioni destinati a finanziare gli 80 euro delle buste paghe più leggere. Nonostante ciò, grazie alle politiche di bilancio degli ultimi anni, la cassa tiene: «Non abbiamo problemi di liquidità, per ora». Si è assottigliato anche lo stock del debito passato in pochi da 90 a 72 milioni, anche perchè di mutui non nne sono stati più accesi.

Il Patto. Problemi sono annunciati per il prossimo Patto di stabilità. Sarà dura farlo collimare con le spese per gli investimenti previste nel 2015 e 2016.

C ’è anche una buona notizia: i rimborsi auto sono garantiti e anche un minimo di copertura assicurativa.

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