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L'articolo 18 scalda il tavolo, gli orari l'incendiano

Stefano Ciervo
L'articolo 18 scalda il tavolo, gli orari l'incendiano

Atti: licenziare è già possibile, 29 casi in sei mesi. Sfoltiamo invece i contratti. Maiarelli e Bonora: le priorità sono altre ma serve più coraggio in fabbrica

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Si è partiti dall’articolo 18 ma dopo un po’ si è arrivati alle strade da costruire (o no, a seconda dei punti di vista) sul territorio e agli orari flessibili nelle nostre fabbriche, e lì di cose da dirsi e d’intese da affinare ne hanno parecchie, industriali e Cgil. Il faccia a faccia nella redazione della Nuova tra i vertici di Unindustria Ferrara, il presidente Riccardo Maiarelli e il direttore Roberto Bonora, e quelli della Camera del lavoro, con il segretario confederale Raffaele Atti e Riccardo Grazzi, membro della segreteria, è avvenuto su sollecitazione proprio della confederazione di piazza Verdi. È durato un’ora e mezza e ha coinciso non casualmente con la mobilitazione della Cgil emiliana contro la riforma del lavoro del governo Renzi. Di fatto, però, si è trattato di un confronto a tutto campo tra parti sociali che da tempo non si parlavano direttamente, e il tavolo si è surriscaldato proprio sui temi locali. Alla fine non è mancata la prima stretta di mano tra Atti e Maiarelli, che si sono conosciuti personalmente in quest’occasione.

La Cgil è scesa in piazza da sola contro il Jobs Act e in particolare la modifica dell’articolo 18, un tema che secondo il governo riguarda pochi. Perché questa chiusura?
Atti. Anzitutto l’articolo 18 tocca 6 milioni di lavoratori e dopo la riforma Fornero di due anni fa, già consente di rivolgersi al giudice per il reintegro solo un pelo prima del licenziamento discriminatorio, ammettendo l’indennizzo risarcitorio nella scelta dei lavoratori in una procedura di mobilità.
A Ferrara quanti casi si registrano?
Atti. Nel primo semestre 2014 ci sono stati in provincia 29 licenziamenti individuali per “giustificato motivo”, 8 dei quali senza conciliazione: 19 invece sono stati conciliati, con 11 rinunce all’impugnativa attraverso la transazione economica e 7 rinunce di licenziamento. Già oggi, quindi, i licenziamenti sono possibili ma ancora rari perché l’effetto deterrente della legge permane. Mentre si discute tanto dell’art. 18, poi, il parlamento sta approvando una legge delega sostanzialmente in bianco sulla riforma del lavoro, con parecchi dubbi di costituzionalità. Nel testo approvato al Senato, tra l’altro, l’articolo 18 nemmeno è menzionato, nè si affronta davvero la riduzione della precarietà. Servono un contratto a tempo indeterminato, con un periodo di prova congruo e uno di tutele crescenti, e poi il reintegro; il contratto a termine; la somministrazione che andrebbe ripristinata solo per le professionalità elevate; una forma di lavoro autonomo. E basta. Nel testo c’è invece una riforma pericolosa degli ammortizzatori sociali: noi chiediamo l’estensione della cassa integrazione, il mantenimento delle due forme di Cig (una per le difficoltà congiunturali e una per quelle strutturali) e uno strumento più generale per la disoccupazione.
Il dissenso di fondo sull’impostazione del governo, che si riflette anche nello sforzo di riduzione dell’Irap, è nel considerare il problema dal lato dell’offerta (flessibilità, competitività) e non della domanda, che continua a calare.
Di articolo 18 si parla da anni e ogni volta che si è chiesto un parere a voi industriali ferraresi, la risposta è stata che non si tratta di un punto fondamentale. Siete ancora di questa opinione?
Maiarelli. Ma nella situazione attuale rischiamo che questo problema non si possa neanche porlo. Il punto è invertire il trend negativo dell’economia che si trascina da troppo tempo, e Ferrara, territorio più debole rispetto ai vicini, paga dazio doppio. La domanda interna non riparte, e qualche numero ancora positivo resta solo per le imprese che hanno capacità di export. Di qui l’appello che feci all’assemblea di Unindustria, di mobilitare le energie positive di tutti per riaccendere il motore economico. Non vorrei che ci perdessimo dietro altro, guardando il dito e non la luna.
Bonora. Posso confermare che abbiamo sempre considerato l’articolo 18 non il tema centrale, anche nei primi anni Duemila, quando questo sembrava lo strumento con il quale il governo provava a vincere una battaglia contro i sindacati. L’articolo 18 è stato però un disincentivo, in certi casi, alla crescita dimensionale delle imprese (viene applicato oltre i 15 dipendenti, ndr) e chi affronta i mercati internazionali ha un problema di questo genere. C’è poi un altro aspetto: pur di evitare di affrontare il tema della mobilità in uscita, siamo stati responsabili della creazione di “mostri” sulla mobilità in entrata, con la pletora di forme contrattuali. Siamo stati contenti della riforma Treu, ma la deriva attuale non ha ragione di essere, ed è stata usata anche per risparmiare. La mia non è dunque la tesi di Renzi che dice al sindacato “dov’eravate mentre nascevano questi strumenti...”.
Grazzi. Grazie, vi ringraziamo di questo.
Bonora. Dico che noi tutti abbiamo favorito questa situazione attraverso le non scelte sulla flessibilità in uscita. I numeri sia a Ferrara che a livello nazionale dimostrano però che sono soprattutto i servizi e il commercio a sfruttare questa situazione, tipo la commessa assunta con il contratto a progetto, mentre è stata attribuita agli industriali la spinta per l’abolizione dell’articolo 18.
Vogliamo dire una parola industriale anche sugli ammortizzatori?
Bonora. Siamo dell’idea che ci debbano essere due strumenti: la Cassa integrazione che serve alle situazioni di difficoltà congiunturale, non più però la Cig straordinaria, e l’Aspi per le situazioni di disoccupazione a lungo termine, che può essere revocata in caso di rifiuto di un’offerta di lavoro. È chiaro però, e su questo seguiamo il ragionamento di Atti, che possiamo sviluppare il miglior servizio di politiche attive per il lavoro, ma se la domanda non tira, c’è poco da fare.
Approfittiamo della disponibilità al dialogo che vediamo a questo tavolo per stringere su Ferrara. Presidente Maiarelli, quali richieste concrete può avanzare ai sindacalisti qui presenti per dare una spinta utile all’economia provinciale?
Maiarelli.
Non deve meravigliare questa disponibilità in una situazione di difficoltà così profonda: per salvaguardare il secondo sistema industriale d’Europa, il dialogo con il sindacato è indispensabile. La chiave per Ferrara, in questo momento in cui ci troviamo a gestire alleanze di area vasta (noi Unindustria siamo impegnati nell’aggregazione con Bologna e Modena, che sta diventando la più importante realtà italiana, c’è il tema istituzionale del dopo-Province), è riportare questo territorio in collaborazione con l’asse storico della via Emilia. Dobbiamo quindi tornare a rimettere al centro le infrastrutture, cioè Cispadana ed E55.
Ecco, la Cgil è disposta ad un “patto infrastrutturale”?
Atti.
Siamo favorevoli a chiudere un quadro infrastrutturale da tempo impostato. Certo, vanno verificate le conseguense sull’ambiente e da questo punto di vista l’autostrada E55 penso non abbia un impatto positivo sul nostro territorio, così come sta venendo avanti. Altra cosa è la Cispadana di cui andrebbe completato rapidamente il finanziamento, e abbiamo visto negativamente il suo mancato inserimento tra le priorità governative.
Bonora. Ci darete una mano, quindi? Noi stiamo rincorrendo un paio di ministri per far inserire nelle prossime leggi di finanziamento non solo la Cispadana, ma anche un’infrastruttura che ha impatto sul nostro territorio come il Passante nord di Bologna.
Atti. Al Passante noi preferiamo una riorganizzazione dell’asse attuale, con un raddoppio in sede della circonvallazione. Noi, per riprendere il tema precedente, siamo pronti a difendere la manifattura, e siamo preoccupati di alcune scelte che il governo sta facendo su Eni, Finmeccanica, Rai e Poste. Dietro questi blocchi ci sono intere filiere.
Lo vediamo a Ferrara con il petrolchimico.
Atti. Infatti, per la prima volta Eni sta facendo un investimento da 150 milioni di euro senza confrontarsi con il sindacato, mentre a Mantova si comporta in maniera diversa. Noi non riusciamo ad avere un incontro con Eni-Versalis per sapere qual è la sorte del sito al di là di questo investimento, visto che si stanno facendo scelte precarizzanti. È il caso della chiusura del cracking di Porto Marghera, che ha conseguenze, al di là dell’organizzazione logistica, su tutto il petrolchimico. Colgo quindi l’occasione per auspirare un incremento i livelli di confronto bilaterale con gli industriali.
Facciamo il punto aggiornato sulla Cassa integrazione.
Grazzi.
I dati Inps indicano una costanza nell’utilizzo della Cig ordinaria, aumenta invece in maniera esponenziale l’autorizzazione della Cassa straordinaria, che se ho capito bene, Bonora vorrebbe abolire, e che resta un polmone per il reddito dei lavoratori e per mantenere le professionalità all’interno delle imprese. Poi c’è un crollo della Cig in deroga, poco attendibile perché ci sono problemi finanziari sulle autorizzazioni. Non vediamo i contratti di solidarietà, che noi vorremmo più utilizzati, mentre cessazioni e concordati aumentano: in un anno hanno chiuso, per tutte le cause, 496 aziende. Il malessere di cui parlava Maiarelli è diffuso.
Maiarelli. E non abbiamo ancora parlato della crescente difficoltà di accesso al credito, dovuta anche a modelli bancari europei non adeguati alle nostre realtà, accompagnato dall’incertezza sui crediti vantati dalle aziende nei confronti della pubblica amministrazione.
Bonora. Voglio capire, siete anche contro il taglio dell’Irap?
Atti. Sì, perché per farlo ridurranno i servizi, non gli sprechi. Era molto più equilibrata la proposta Irap-patrimoniale.
Bonora. Allora misuriamoci sugli altri temi. Eni è alla nostra attenzione, nel confronto vanno coinvolte le istituzioni locali. Con Versalis, in ogni caso, siamo impegnati ad ottenere il rispetto della disponibilità di coinvolgere negli appalti le imprese locali.
Nonostante non abbia personalmente mai avuto scontri con Atti o Grazzi, devo però imputare alla Cgil un atteggiamento di chiusura nei confronti della produttività aziendale. In questi sei anni abbiamo gestito bene le crisi, ma appena un’azienda esce dalle difficoltà e chiede mezz’ora in più o due sabati di lavoro, ecco i problemi, come la richiesta di pagare la maggiorazione non il 25 ma il 34%. Non vengono impedite le cose, ma rese più difficili. E questo atteggiamento si ripercuote sui contratti aziendali, appena un’azienda va un po’ meglio c’è l’aggressione a ottenere di più. In queste condizioni non si riesce a fare investimenti, anche se le banche stanno cominciando ad allentare i cordoni.
Ecco un bel tema da affrontare sul tavolo locale.
Atti.
Anche Bonora ammette che le cose si fanno, pur con difficoltà. Il problema, al netto delle differenze che abbiamo sull’idea di produttività, è l’assenza di un quadro di norme nazionali che riduce tutto alla contrattazione aziendale.
Bonora. Perché impedire che le agevolazioni fiscali siano individuali?
Atti. Dev’essere un vantaggio collettivo. Aggiungo una battuta: quando entrerete in Unindustria con Modena e Bologna, allora vi renderete conto di cos’è un sindacato rigido. Là ci sono livelli di contrattazione molto impegnativi.
Maiarelli. Torno all’assemblea di Unindustria: serve coraggio a sperimentare nuove forme di rapporti nei luoghi di lavoro.
Grazzi. Con il protocollo del petrolchimico si fecero 12-13 accordi fuori dal contratto, e fu possibile perché c’erano regole e relazioni industriali più strette.
Maiarelli. Credo che un punto comune sia il tema della dignità del lavoro. Con il 44,2% di giovani disoccupati, bisogna cominciare a fare orientamento fin dalle scuole medie. E questo fa parte delle tante altre cose di cui potremo discutere.

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