Mani di poker in carcere Estorsione tra detenuti
Due imputati accusati di aver minacciato un altro ospite del penitenziario La causa: presunti debiti di gioco e una partita con un’apertura contestata
Per aprire una mano al gioco del poker bisogna possedere almeno una coppia di jack, dice la regola. Ma qual è la sanzione per chi la viola? L’interrogativo, che potrebbe scaldare una discussione tra esperti e non, è entrato ieri in un processo che vede imputate due persone, detenute all’epoca dei fatti, che cercavano di mettere insieme full e scale reali negli spazi comuni del carcere di Ferrara.
Tra gli ospiti del penitenziario è vietato il gioco d’azzardo ma tra Giovanni Marino, 32 anni, Salvatore Raimondi, 35, un cittadino albanese di 33 anni, e un altro detenuto che nel processo compare come parte lesa il denaro sarebbe passato di mano. I quattro trascorrevano una parte delle ore di socialità allestendo una sorta di tavolo da gioco.
In palio, secondo la parte lesa, c’era poco o nulla. La cosa andò avanti per qualche mese, fino a quando il denunciante, accusatore dei due imputati nel processo (Raimondi e Marino, il terzo è stato prosciolto) raccontò alla polizia penitenziaria, su consiglio di altri carcerati, di essere stato costretto a compiere acquisti di generi alimentari e di consumo da consegnare agli altri tre giocatori e di essere stato minacciato per versare loro 600 euro a testa. Soldi dovuti per aver perduto delle mani al gioco e per non aver rispettato la regola dell’apertura, moltiplicando così di varie volte la posta. Una regola inesistente, inventata ad hoc. ribatte oggi la parte lesa. I fatti sarebbero avvenuti nella primavera del 2012. I due imputati oggi a dibattimento avrebbero prospettato al loro accusatore di usare le maniere forti, in pratica di picchiarlo, se non avesse consegnato generi alimentari per una valore di alcuni euro o di qualche decina.
Il maggiore ‘beneficiario’, in questo capo di imputazione, risulta Marino: avrebbe ottenuto dal denunciante 250 euro che il presunto debitore, impaurito, avrebbe fatto versare alla figlia con un assegno telegrafico. Gli imputati sono accusati di rapina ed estorsione. Gli stessi reati vengono contestati a Marino e Raimondi (il terzo imputato è stato prosciolto) per altri episodi.
Raimondi avrebbe messo le mani attorno al collo del detenuto finito nel mirino dei compagni di giocate spaventandolo con minacce di altre e più violente aggressioni, se non gli avesse consegnato i ‘suoi’ 600 euro. Ma ci sarebbe stata anche una minaccia più subdola: conseguenze per la famiglia della parte lesa se non fossero state pagate la somme pretese. Ci avrebbe pensato Marino, al quale nel frattempo erano stati concessi i domiciliari, a mettere in pratica le minacce, aveva appreso il denunciante da uno degli imputati. Tutte accuse che le difese tenteranno di smontare. Il processo riprenderà il 26 febbraio 2015.
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